E Anima, principio di autorganizzazione della materia vivente e non, sciogliendosi dal proprio inizio ,cercava attraverso le stelle, galassie, universi incontaminati, il senso del suo andare, il motivo del suo esistere poiché l'essere se stessa non le bastava per affermare il perché della vita, il valore di quell'immenso che le toccava, di quei granelli d'acqua pura che come luminose comete le scivolavano fra le dita: "L'Eterno è presente - pensava- eppure come un padre, non si pensa quando ama il crearsi della vita!"
Francesco Palmirotta
  • 27 lug 2006 /  News 1 Comment

    Ontosofia Psicosomatica : un approccio olistico alla terapia
    Quali motivazioni hanno indotto l’utilizzo dei termini Ontosofia e Psicosomatica per identificare un approccio terapeutico alla psicopatologia e ai diversi fenomeni di conversione che a volte accompagnano la crescita di un essere umano? Intendo trattare prima dal punto di vista storico ed epistemologico due significati di ONTOSOFIA e PSICOSOMATICA separatamente quindi proporre un interrelazione dei due esattamente come la vivo in psicoterapia. La trattazione seguente verte quindi sul:

    a) Perché l’ONTOSOFIA?
    b) Perché la PSICOSOMATICA?

    In circa trent’anni di ricerca clinica e storico-filosofica sono giunto alla consapevole necessità che per spiegare il conio Ontosofia, si debbano recuperare non soltanto il pensiero presocratico, ma anche alcuni elementi (storico-filosofici) di un’operazione di rimozione, di repressione etimologica che è stata fatta nel corso di alcuni millenni, per cui alcune parole sono state utilizzate erroneamente nel tempo o addirittura deprivate epistemicamente allontanate sempre più dal più completo significato originaro il quale, indubbiamente più ricco, consentiva una metamorfosi-mitopoietica o metemsomatosi – ontopoietica dell’energia intenzionale contenuta nella parola-verbo (logos); ciò è accaduto per portare solo alcuni esempi, alle parole : metodo, metafisica, psiche, soma, farmaco, terapia…mentre altre parole non meno importanti sono addirittura scomparse dall’uso comune e/o intellettuale lasciando inevitabilmente un vuoto di senso recuperato solo parzialmente da scoperte o nuove pratiche scientifiche tali sono ad es. engastrimuthoi (l’intelligenza-anima viscerale di Platone riscoperta da M.Gershon come cervello enterico-viscerale) , logotikoi ( la psiche-intelligenza che abita nella testa-cervello riscoperta da R.y Cajal), pneumatikoi ( la psiche che abita nel petto-pneuma, l’intelligenza delle cellule staminali che riparano autonomamente migrando ,quelle danneggiate del cuore), paideia ( il praticare la virtù nel proprio ciclo di vita per realizzarsi in un senso saggio-divino dell’esistenza e non per diventare Dio ) .
    Nella parola Ontosofia ritroviamo il concetto di saggezza dell’essere che si collega non solo al significato di queste parole nella filosofia presocratica ma anche alla pratica della sophia come terapia presso gli antichi filosofi. Ciò nonostante l’ Ontosofia si ritrova apparentemente nella storia della cultura in epoca più recente ed ha subito una serie di vicissitudini particolarmente significative in relazione al discorso che andiamo facendo circa la fortuna dell’olismo nella cultura occidentale.

    La parola Ontosofia è comparsa la prima volta in alcune opere di Caramuel y Lobkowitz, ed è stata ampiamente trattata nell’opera “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” di Johann Clauberg nel 1647,quindi da A. Genovesi nel 1747; essa fu sostituita dal termine Ontologia, introdotto come termine tecnico in filosofia da Jean Le Clerc o Ioannis Clericus nel secondo trattato intitolato “Ontologia sive de ente in genere” del 1722 e fu definitivamente sistematicamente legittimata nell’agone filosofico del tempo dal filosofo dogmatico razionalista Christian Wolff. Questi indirizzò anche i philosophers illuministi o l’anonimo autore che scrisse l’articolo “Ontologia” nella Encyclopaedia francese, che furono piuttosto acritici verso la “Filosofia prima sive ontologia” di Wolff e presentarono il suo pensiero dogmatico come razionale pre-illuminista (Cfr. Ferrater-Mora). Cosi da Wolff in poi si eclissò ed oscurò per 300 anni e per la coscienza filosofica e scientifica dei nostri tempi, il senso dell’Ontosofia ed anche la pregnanza significante della Saggezza insita nella dimensione dell’Essere fu sostituìta nella comune linguistica filosofica con il termine Ontologia che si riferisce solo al discorso, al logos privo di logotikoi, alla parola-parlare dell’essere privato del proprio chi o soggettività motivante che la fonda .

    Scrive Ferrater-Mora: “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.”
    Quindi il termine “Sophos”, inteso come consapevolezza di un sapere- energia psichico ed intenzionale nel vivente o nel mondo della esistenza , nasce nella storia e nella cultura indoeuropea, prima di “Logos” ed ha un significato più esteso e più radicalmente cosmico ma è stata la Logia, neanche il Logos come suo principio etimo, ad assumere rilevanza nella scienza e nell’arte, nella letteratura e nella filosofia, nelle relazioni dialogiche, terapeutiche e non…. perdendosi via via nel nulla l’idea di un principio-fine sapiente che informava latente o patente il senso dei discorsi, dei conviti, delle azioni umane.
    L’ Ontosofia sarebbe potuta divenire una disciplina più comprensiva e comunque indipendente dalla Teologia cristiana (cattolico-protestante), e avrebbe potuto fondare la vera Metafisica in quanto prima filosofia almeno secondo quanto titola Clauberg e quanto afferma Genovesi circa un secolo dopo ma anche secondo il senso di ontos-olos-sophos presente alle origini della cultura occidentale in Parmenide, Pitagora. Omero, Esiodo, Talete ed altri antichi maestri .
    La rimozione-repressione dell’ontosofia, saggezza dell’essere, nella civiltà e nella storia, va di pari passo con l’espropriazione epistemica del senso di saggezza che dirime, l’intenzionalità ontopoietica verso il benessere salutare, psicosomatico delle individuazioni terapeuta-cliente nei settings terapeutici.

    La Psicosomatica è uno stato dell’energia umana o vivente, “relativo al rapporto tra mente e corpo . I disturbi che hanno una componente fisiologica ma che si ritiene originano da uno stato emotivo del paziente,sono definiti come psicosomatici. (…)Questa separazione dell’essere umano è impensabile: non vi è patologia che si limiti alla sfera fisica senza influenzare anche quella emotiva. Sussiste sempre una stretta interazione anche se, in casi particolari, una patologia ad un esame superficiale, può sembrare interessare solo l’aspetto fisico o psichico .” (cfr.Taber Diz.Encicl. di Scienze Mediche ed.McGrow-Hill 1994 pag.1446). Nonostante il Medico tedesco G.Groddeck (1866-1934) venga notoriamente annoverato come il “Padre della Psicosomatica” , H.F.Dunbar negli Usa sin dagli anni 30 e F.Alexander nell’Europa degli anni 40 sono considerati gli iniziatori di questa disciplina a cavallo tra medicina e psicologia e più pertinente alla psicoterapia in quanto pratica clinica. Ma , da una ricerca approfondita svolta dal sottoscritto alcuni anni fa ne “I frammenti Pitagorici” di Timpanaro-Cardini ed. Nuova Italia, si rilevò in una nota che all’incirca 2500 anni fa, nella cultura del tempo (origini della cultura occidentale) in Magna Grecia, il termine “Psiche “ era interscambiabile col significato di “Soma” e viceversa . Da ciò la deduzione che esisteva nella classe intellettuale dei Pitagorici dell’epoca che influenzavano rilevantemente il comune senso del linguaggio e della cultura, l’idea di un tutt’uno (olos) “Psichesoma” che poi è stata scissa per varie ragioni nel corso della storia . Il fatto che Pitagora sia stato il primo a curare scientificamente con la musicoterapia i disturbi emotivi (o psicosomatici come riportato da F.Alexander) e Alcmeone medico (considerato il primo neurofisiologo della storia) ad enucleare la legge dell’isonomia (ciò che accade nel corpo individuale si riverbera nel corpo sociale e viceversa) ci dice che esisteva una coscienza più naturale e accreditata dell’unità Psichesoma.
    L’Ontosofia Psicosomatica ( presentata al V Congreso Mundial del Nino Aislado, Buenos Aires, patrocinato dall’UNICEF nel 1994 ; al World Council of Psychotherapy Congress nel 1996 e al Congresso di Rifondazione della Psicologia Umanistica, “Old Saybrook II” presso la West Georgia State University, nel 2000 con la Presidenza dell’Emeritus PhD Mike Arons ) traduce il significato vetusto delle considerazioni suddette nella teoria-prassi psicoterapica enucleata in quasi trenta anni di pratica clinica e improntata ad una visione-azione olistica del benessere ontopoietico umano. Si tratta di un approccio psico-somato-dinamico, inteso come processo continuo che va dalla dimensione psichica alla dimensione corporea, alla realtà socio-ambientale in una circolarità o sfera d’azione olistico-ermeneutica e si basa su quattro argomentazioni :
    a) un assunto, già verificato nelle scienze fisiche, relativo all’esistenza di una tendenza all’ordine propria della materia, ossia la propensione alla configurazione formale, stabile di ogni elemento atomico e sub-atomico (principio all’auto-organizzazione della materia di E. Schrodinger che ispirò le ricerche sul DNA di Watson e Crick);
    b) la propensione all’autorganizzazione nella vita biologica che si può riconoscere nel principio di autopoiesi, scoperto da Maturana e Varela;
    c) in filosofia si può rintracciare nella Ontopoiesi di Husserl (ulteriormente teorizzata da A. Tymieniencka); in psicologia-psicoterapia, sia il motivo rogersiano della “Tendenza Attualizzante”, come propensione dell’organismo a realizzarsi in relazione al suo potenziale di crescita innato, sia la concezione dell’autorealizzazione di Maslow, quando afferma la presenza nell’individuo di un’attiva volontà che mira alla salute, un impulso alla crescita e all’attuazione delle potenzialità umane, richiedono a mio parere il senso di un sostrato-legge intrinseca che si può definire principio di Ontosofia Psicosomatica (OP) : la saggezza dell’essere umano in quanto individualità psiche-soma che in quanto olos-individuato tende all’armonia-omeostasi salutare dell’essere autorigenerantesi (ontopoiesi) . È un principio materia-forza-intelligenza ravvisabile anche nella teoria di Gaia di Lovelock, che ipotizza un unico sistema vivente in grado di autoregolare il clima e la composizione atmosferica, ma si individua anche nei processi di insight e negli stati di coscienza estatica in immagogia (Imagogy dal lat. Im-ago agisco da dentro, interiorità che diviene atto esistenziale).
    In particolare l’OP riprende le idee antiche e moderne di rapporto tra l’individuazione e il tutto e aggiunge la possibilità che l’Essere sia una legge psico-bio-fisica del tutto ecosistemico (olos) nella parte (essere-umano) e interagisca come sapere o conoscenza precostituita (DNA psichico) ossia visione-principio di saggezza nell’individuazione umana ricomponendo da una sfera d’azione intelligente ed intima il mondo della vita , l’Erlebnis nel Lebenswelt husserliano. Si pensi in altri termini al software che ricompone il DNA delle cellule continuamente insidiato dai raggi cosmici.

    C’è sempre stata , in tutte le culture umane l’idea di un agente che crea o riordina dal caos , l’armonia delle forme, la civiltà greca sembra l’unica ad avere esplicitamente mitizzato un dio dell’amore creatore dell’universo e interagente continuamente nel mondo divino e umano come entità più potente di tutti gli dei non si può negare ormai che la “fioritura di arte e scienza dalla Grecia – Magna Grecia di 2500 anni fa, non ha avuto pari in alcuna altra civiltà umana” secondo Pugliese-Carratelli e questo si deve alla filosofia : saggezza d’amore o amore per la saggezza? Nella psicoterapia odierna può esserci, a mio parere, la dimensione aperta della ricerca- ritrovamento di quel motivante-corrispondente che fonda la creatività dell’autentico benessere di una civiltà.

    Il terapeuta sa che deve “amare” il cliente (nel senso epistemologico di Eros_therapon e|o erota philosophon). Egli offre contro l’alienazione la profonda saggezza della sua Forza-Amore (cfr. il senso di filosofia in Pitagora). Da un lato ciò è, in qualche modo, assimilabile “all’accettazione incondizionata” del cliente di tipo rogersiano, dall’altro si collega all’antico costume dei medici, terapeuti e maestri dell’umanità che avevano una profonda formazione filosofica (gli agathoi iatroi in Platone), che implicava l’essere “amante della saggezza” insita nella vita (36). Si ricollega inoltre alla psicologia esistenziale in quanto psicosintesi dell’essere noumenico (37). E’ questo il motivo per cui ritengo importante una formazione filosofico-psicoterapica al fine di operare con saggezza psicosomatica e storico -esistenziale la realizzazione del mandato- cliente in psicoterapia.

    Posted by admin @ 04:42

One Response

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