E Anima, principio di autorganizzazione della materia vivente e non, sciogliendosi dal proprio inizio ,cercava attraverso le stelle, galassie, universi incontaminati, il senso del suo andare, il motivo del suo esistere poiché l'essere se stessa non le bastava per affermare il perché della vita, il valore di quell'immenso che le toccava, di quei granelli d'acqua pura che come luminose comete le scivolavano fra le dita: "L'Eterno è presente - pensava- eppure come un padre, non si pensa quando ama il crearsi della vita!"
Francesco Palmirotta
  • 16 gen 2013 /  News

    480533_3596967768413_774133340_nL’esperienza da me intrapresa oltre venticinque anni fa insieme ad un gruppo di psicologi, psicoterapeuti e persone appartenenti a vari ambiti scientifico-culturali mi ha portato a  riconoscere la presenza di una relazione significativa dal punto di vista scientifico sul piano psicosomatico, del rapporto che intercorre tra visione, produzione di immagini, anche oniriche, ed eliminazione dei sintomi di una patologia. Questo ha un po’ sorpreso gli “addetti ai lavori” e con loro si è spesso dibattuto sulle diverse posizioni filosofico-intellettuali assunte nello svolgimento della ricerca scientifica. Per una visione più chiara, bisogna intendersi sul significato di sintomo e soluzione del sintomo, quindi sui tanti aspetti e sfaccettature della emergente psicologia trans-personale, nuova branca della psicologia che a mio parere fa un passo in avanti a quella che attualmente è la psicoterapia,  la fenomenologia e sicuramente la psicoanalisi. Si coniuga alla psicologia umanistica in quanto la psicologia dell’essere manifesta comunque un’apertura verso il trans -personale, sia dal punto di vista teorico che clinico. Prendendo ad esempio la pratica musicoterapica, che in Italia è un po’ un fanalino di coda, negli Stati Uniti è invece una pratica esistente e praticata da 50 anni con ottimi risultati. Stiamo cominciando a capire che l’immagine è una forma di energia e quindi dinamica. Questa intuizione ci viene continuamente alterata, ma anche se così non fosse, se non ci fosse alcuna alterazione, allo stato attuale non sappiamo come interpretare le nostre immagini oniriche, le nostre intuizioni, le idee, ogni forma di visione che nasce nella nostra interiorità e non sappiamo come e perché riportarle nel nostro quotidiano. Paradossalmente, invece,  introiettiamo in noi tutte le immagini che ci provengono dall’esterno:  pubblicitarie, i film, i fumetti, i giornali. In realtà  constatare quanto sia ricca di senso energetico  un immagine interiore, constatarlo durante un setting psicoterapico o musicoterapico, è qualcosa straordinario. Dà la possibilità di “vedere” come sia possibile fare del bene, migliorare non solo se stessi, ma anche gli utenti che hanno bisogno, il  vederli cambiare, cambiare nella loro sintomatologia, vedere scomparire un mal di testa, una sindrome premestruale, una sinusite, un dolore addominale, un’allergia, fino a malesseri anche più gravi, constatare che questo è possibile grazie a qualcosa che già lavora nell’individuo, che è già presente innata dentro di lui e che sta solo aspettando il momento giusto per tirar fuori la sua energia riarmonizzante, vi assicuro è un momento indescrivibile, almeno per i clinici. È qualcosa di maestoso, di meraviglioso. Assistere alla rinascita di una persona che capisce di poterlo fare da sé stessa in se stessa, maieuticamente, ricostruendo la propria armonia, la propria salute ontico esistenziale, è uno spettacolo che non ha termini di paragone….come vedere la terra dall’alto, l’alba, vedere un mondo sottomarino, sicuramente, per quanto mi riguarda è qualcosa di più, se non altro per la sensazione di consapevolezza che l’essere umano può trascendere qualunque tipo di ostacolo, qualunque tipo di barriera, può ergersi e rinascere con la dignità di intelligenza vivente in quel momento. Io vivo, io sono, esisto, perché non devo poter rimestere in senso autorganizzativo la mia materia come accade per gli animali e le piante che partecipano in un sistema auto poietico e riarmonizzante?

    Il  concetto di autopoiesi cellulare non è stato coniato da me, ma da H. Maturana e F. Varela due biologi che condussero numerosi studi in campo biologico, medico e neurofisiologico, studi che li portarono a sostenere la teoria che ogni sistema vivente, compreso l’essere umano, sia un sistema auto poietico, con alla base la caratteristica del mantenimento della sua organizzazione di benessere ( omeostasi):

    “ ….i sistemi auto poietici operano come sistemi omeostatici che hanno nella propria organizzazione la variabile critica fondamentale da essi attivamente mantenuta costante”( Maturana, 1975)

    Ecosistemi come la foresta pluviale sono un sistema auto poietico, il pianeta stesso è un sistema autopoietico, questo spiega il noto fenomeno butterfly secondo il quale  Il battito di ali di una farfalla in un emisfero del pianeta, può provocare uragani all’altro capo del mondo. Per cui un evento avvenuto in un determinato luogo e circostanza, può manifestare i suoi effetti altrove.

    Bene se questo è vero, ed è scientificamente dimostrato per il mondo naturale, perché non dovrebbe essere valido anche per l’essere umano e tutto ciò che lo riguarda, essendo anch’egli un sistema autopoietico? Come mai da centinaia di anni dobbiamo delegare la nostra spiritualità, la nostra salute, il nostro senso dell’io, il piacere di poterci percepire secondo orizzonti sempre creativamente nuovi? Quando si inizia un percorso psicoterapico, in esso è contemplato il fatto che ad un certo punto la terapia debba decadere in funzione di una vita felice e creativa. Tutto questo  riguarda il diritto ed il dovere di “Essere umani”. Diritto perché è logico e naturale l’uomo abbia il diritto di stare bene in salute e di vivere in armonia; dovere perché la conclusione o il fine ultimo non consiste nell’ avere un diritto alla salute, questa non può essere una pretesa, bisogna che ognuno la edifichi per sé. Qui subentra l’autoresponsabilità individuale all’armonia per sé  e la collettività. Facciamo un esempio: Se io compio un’azione di armonia ed educazione verso mio figlio, esprimo si un dovere di padre e mio figlio beneficia di un diritto, ma altresì mio figlio ha il dovere di rispondere alla mia azione con un’ azione altrettanto armoniosa, perché, se così non facesse, non perseguirebbe il suo diritto, vi andrebbe contro ed io non avrei una risposta alla mia azione di “ dovere” in senso di armonia ed omeostasi. In questo caso sono costretto anche io ad opporre un       “ no” alla comunicazione. Lo stesso meccanismo può essere riportato in un rapporto tra colleghi: se io ripongo la mia fiducia in una persona e da questo rapporto ricevo delusione, fastidio e tradimento di qualunque genere intellettuale o economico che sia, evidentemente al mio “dover essere” in quanto spostamento di un quantico di volume di energia armonizzante ( come svolgere delle attività insieme, costruire una casa etc..) che viene in qualche modo annichilito, assorbito e distorto, corrisponde  un danno che io subisco e la mia risposta sarà una “chiusura”. Allo stesso tempo chi compie questo gesto, sta privando se stesso di un proprio diritto-dovere e di una propria occasione di armonia. Intendo  dire che noi esseri dobbiamo  comprendere che tutti i grandi sistemi possono indicarci la via ma non possono sostituirsi a noi, nonostante noi siamo stati abituati a delegare il nostro spirito e la nostra salute, noi non possiamo essere sostituiti dal sistema sanitario, dalla scuola, perché è nostro diritto e dovere sapere le cose, informarsi  e crescere conoscendo. Superata  una certa età non ci saranno più le figure genitoriali, il professore a scusarci per gli errori che potremmo commettere nel parlare più o meno correttamente, nel rapportarci agli altri, nel guidare l’automobile; ognuno di queste figure tutoriali ha un tempo limitato, superato il quale ognuno deve tornare  nella propria individualità ontico esistenziale. Il senso della comunicazione attraverso le immagini, la visione è qualcosa di fortemente connaturato al senso umano. Di fortemente connotativo, le immagini che più ci influenzano sono quelle subliminali, non quelle che vediamo, ma quelle che ci attraversano subliminariamente. In alcuni studi di diversi esperti, si è notato come sia possibile per individui diversi avere le stesse immagini oniriche, fare gli stessi sogni. In fondo, se analizziamo, tutta la filmografia è basata su questo concetto. Come sosteneva Mc Luhan tutte le scoperte tecnologiche non sono altro che estroflessioni delle nostre facoltà ( Mc Luhan- strumenti del comunicare). Quindi in noi è presente da una parte una continua propensione a tecnologicizzare a estraporre, portare all’esterno le nostre facoltà, come nel caso del  telefono e l’orologio che  sono espressioni della nostra capacità uditiva e del nostro tempo; allo stesso modo dall’altra parte abbiamo necessità di rientrare in noi stessi, comprendendo tutte queste mega estroflessioni che tendono a togliere la possibilità di rientrare nel proprio senso comunicativo e meta comunicativo. Quindi noi abbiamo il dovere e diritto di indagine di ricerca, ma di una ricerca che trovi, non di una ricerca infinita e una ricerca non per trovare la panacea di tutti i mali o una fenice che ci dia dei poteri; noi abbiamo il diritto dovere di riassurgere a questo naturale e autentico potere meta comunicativo di utilizzare il reale senso-significato di psiche, di immagine, di visione  e di utilizzare la visione come una facoltà auto poietica ed autogenica; di utilizzare la parola e la dialettica in genere come espressione risonante e non riduttiva, come avviene spesso, dell’intero personologico che siamo. Tutto questo è necessario. Sicuramente a tutti è capitato prima o poi di annoiarsi in un salotto chiacchierino o nella chatt di un social network. Questo accade perché sono sempre gli stessi pensieri e gli stessi argomenti che ricorrono alternativamente. C’è sempre un impulso che ci porta a non essere “ridotti a qualche cosa”, ad essere incasellati; questo impulso ci viene dal nostro Io Reale e molte sono le  variabili, dipendenti ed indipendenti che ci costringono sempre a riaggiornare la mappa ed il valore di ciò che è psiche, di ciò che è soma. L’umanità è vittima di innumerevoli condizionamenti della moda del momento ad esempio la sigaretta i cui danni sono noti,  ma tuttavia diviene duro liberarsene. Credo sia necessario porre al centro di ogni indagine seria e reale la soluzione del sintomo di una patologia. Bisognerebbe porre questo assunto di base come fosse tessera validante e come simbolo di garanzia affinchè sia semplice evidenziare  la differenza che corre ad esempio tra una setta spirituale, che sostiene di aver trovato la soluzione a tutti i mali del mondo, ed una sana e autentica psichicità. È necessario che ci siano  dei criteri, non è possibile chiamarle diverse forme di comunicazione o sostenere superficialmente che comunque debbano essere consentiti altri modi di vedere; si, è giusto che vengano consentiti, ma non possiamo permettere che questi facciano perdurare l’alienazione, il malessere psicosomatico, altrimenti a che serve un umanità che soffre e fa soffrire a sua volta? Se è possibile evitare od alleviare un dolore, perché non bisogna farlo? Del resto perché è nata la psicologia? Perché evidentemente un’intelligenza più vasta ha sentito il bisogno di dover avere una modalità espressiva più serena, armonizzante, autogena, personale, consona alla sua essenza, fondata su qualcosa che veniva declamata con certezza già 2500 anni fa da Omero, da Pitagora: la Psiche, ma che oggi, non è mai stata utilizzata. Noi parliamo di psiconevrosi, malattie psicogene ma curiamo gli eventi psichici con eventi materiali. In realtà non è corretto asserire che “curiamo”, perché effettivamente le statistiche dell’OMS smentiscono, affermando che le diagnosi di schizofrenia nel mondo aumentano e non vengono affatto curate. Per queste motivazioni  ho proposto di intraprendere uno studio, un accordo di ricerca, basato si sull’estasi, sulle manifestazioni spirituali più elevate, più compiute, più alte, ma anche sulle verità, sui fatti, sui risultati, sul lavoro clinico quotidiano, su quel lavoro certosino che a volte non viene riconosciuto avvalorato specialmente se non vengono utilizzati altri mezzi se non la stessa energia autogena ed innata, già presente nell’individuo. Altrimenti? Altrimenti lasciamo il mondo come sta e non pare sia tanto in armonia.

    Posted by Francesco @ 13:46

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