E Anima, principio di autorganizzazione della materia vivente e non, sciogliendosi dal proprio inizio ,cercava attraverso le stelle, galassie, universi incontaminati, il senso del suo andare, il motivo del suo esistere poiché l'essere se stessa non le bastava per affermare il perché della vita, il valore di quell'immenso che le toccava, di quei granelli d'acqua pura che come luminose comete le scivolavano fra le dita: "L'Eterno è presente - pensava- eppure come un padre, non si pensa quando ama il crearsi della vita!"
Francesco Palmirotta
  • 29 mag 2013 /  News

     

    La parola Ontosofia è comparsa la prima volta (Ferrater Mora J., 1963, pp. 36-47) in alcune opere di Caramuel y Lobkowitz, ed è stata ampiamente trattata nell’opera  “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” di Johann Clauberg nel 1647, quindi da A. Genovesi nel 1745; essa fu sostituita dal  termine Ontologia, introdotto come termine tecnico in filosofia da Jean Le Clerc o Ioannis Clericus nel secondo trattato intitolato “Ontologia sive de ente in genere” del 1722 e fu definitivamente sistematicamente legittimata nell’agone filosofico del tempo dal filosofo dogmatico razionalista Christian Wolff. Questi indirizzò anche i philosophers illuministi o l’anonimo autore che scrisse l’articolo “Ontologia” nella Encyclopaedia francese, che furono piuttosto acritici verso la “Filosofia prima sive ontologia” di Wolff  e presentarono il suo pensiero dogmatico come razionale pre-illuminista. Così da Wolff in poi si eclissò ed oscurò per 300 anni e per la coscienza filosofica e scientifica dei nostri tempi, il senso dell’Ontosofia ed anche la pregnanza significante della Saggezza insita nella dimensione dell’Essere fu sostituita nella comune linguistica filosofica con il termine Ontologia che si riferisce solo al discorso, al logos privo di logotikoi, alla parola-parlare dell’essere, privato del proprio chi o soggettività motivante che la fonda.

    Scrive Ferrater-Mora (Ferrater Mora J., 1963, p. 47): “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.”.

    Quindi il termine “Sophos”, inteso come consapevolezza di un sapere-energia psichico ed intenzionale nel vivente o nel mondo dell’ esistenza, nasce nella storia e nella cultura indoeuropea, prima di “Logos” ed ha un significato più esteso e più radicalmente cosmico, ma è stata la Logia, neanche il Logos, come suo principio etimo, ad assumere rilevanza nella scienza e nell’arte, nella letteratura e nella filosofia, nelle relazioni dialogiche, terapeutiche e non…. perdendosi via via nel nulla l’idea di un principio-fine sapiente che informava latente o patente il senso dei discorsi, dei conviti, delle azioni umane.

    L’ Ontosofia sarebbe potuta divenire una disciplina più comprensiva e comunque indipendente dalla Teologia cristiana (cattolico-protestante), e avrebbe potuto fondare la vera Metafisica in quanto prima filosofia almeno secondo quanto titola Clauberg e quanto afferma Genovesi circa un secolo dopo ma anche secondo il senso di ontos-olos-sophos presente alle origini della cultura occidentale in Parmenide, Pitagora. Omero, Esiodo, Talete ed altri antichi maestri .

    La rimozione-repressione dell’ontosofia, saggezza dell’essere, nella civiltà e nella storia (biografia di A. Genovesi al proposito), va di pari passo con l’espropriazione epistemica del senso di saggezza e del suo utilizzo nella pratica della vita quotidiana. Questo è provato indirettamente anche dall’affermarsi nella sociocultura occidentale di ipostasi categoriche, negative, apparentemente indissolubili o incurabili o incomprensibili quali: la diversità, l’alienazione-pazzia-schizofrenia (Foucault, 1978); il diavolo-inquisizione-perversione sessuale nelle Chiese; l’ospedalizzazione-incarceramento della cura-terapia-nascita assimilata-confusa molte volte con la malattia-sociopatia-criminalità; la profusione confusionaria-etichettatrice-dogmatica della diagnostica , l’insicurezza-incapacità prognostica; la massificazione–mediocrizzazione della formazione spirituale-filosofica-scolastica-familiare dell’essere umano; l’abbassamento-livellamanto-riduzione della potenzialità creativa; l’indirizzamento-finalizzazione delle energie di interi popoli verso il materialismo consumistico o lo spiritualismo dogmatico senza intelligenza storico-civile, privati dell’anima cribrante che guida, dell’intenzionalità ontopoietica verso il benessere sociale ed in particolare, dell’intenzionalità psicosomatica delle individuazioni terapeuta-cliente che risolve o migliora la salute nei settings terapeutici.

    Posted by Francesco @ 12:56

Leave a Comment

Please note: Comment moderation is enabled and may delay your comment. There is no need to resubmit your comment.