Le forme di divertimento nell’antica Grecia ed in Magnagrecia furono varie e coinvolgenti. Greci ed italioti, infatti, si servirono della musica, del teatro e dei banchetti per distrarsi ma anche per curarsi, cioè per liberarsi da ansie e preoccupazioni quotidiane.
La musica svolgeva un ruolo molto importante ed era quindi spesso presente nelle cerimonie sia di carattere pubblico che privato; in particolare la musica era sempre presente nelle feste in onore del dio Dioniso nonché nelle rappresentazioni drammatiche, nelle gare atletiche, durante i lavori agricoli e nei convivi.
Il filosofo Platone nella sua opera intitolata “Le Leggi” espresse alcune interessantissime considerazioni di carattere musicale con riflessioni di tipo psicologico; egli ebbe, infatti, una notevole conoscenza oltre che della musica anche della psicologia e delle turbe psicosomatiche e psichiche. Platone osservò come ai suoi tempi le mamme usassero calmare il pianto dei loro bimbi con il canto ed il “movimento” cioè con il cullarli. Ebbe, inoltre, delle notevoli intuizioni di tipo psicologico poiché ritenne che il canto, la musica ed il movimento potessero curare anche i disturbi provocati dal disagio interiore.
Il filosofo greco ritenne che gli “insani furori” potessero essere curati con la musicoterapia. Egli riteneva che la musica, la danza ed il canto potessero curare gli stati di sbigottimento nei soggetti psicotici, gli stati di agitazione interiore, la paura, il terrore, gli stati di frenesia e sedare i battiti violenti del cuore, quella che oggi noi definiamo tachicardia. Platone considerò particolarmente rilassante il suono del flauto.
La musica accompagnava, nell’antico mondo greco ed in quello magnogreco, anche le cerimonie funebri e contribuiva a sedare i lamenti ed il pianto per il commiato del defunto.
Anche le principali feste cittadine venivano consacrate dalla musica.
Oltre Platone un sommo esperto di dottrine musicali nell’antichità classica fu Aristosseno da Taranto, autore di un celebre trattato monografico intitolato “Sugli auli e gli altri strumenti musicali”; con quest’opera lo studioso sancì la ripartizione degli strumenti in “a corde”, “a fiato” ed “a percussione”. Aristosseno fu anche autore dell’opera intitolata “Elementa armonica” in cui egli ribadì il valore educativo della musica.
Il filosofo pitagorico Clinia sottolineò la facoltà della musica di placare le passioni ed in questo fu vicino a Platone.
Oltre al flauto greci e magnogreci amarono molto anche la cetra: tale strumento era preposto a lenire eventi luttuosi, aveva carattere apotropaico ma soprattutto catartico.
In Grecia ed in Magnagrecia durante i banchetti si discuteva di filosofia, di letteratura, di poesia, di teatro.
Il teatro magnogreco fu notevolmente influenzato, come quello greco, dal mondo religioso ed in particolare, come si è già accennato, dal culto del dio Dioniso.
Dioniso fu dio della mania e dell’estasi, della “frenesia” e di condizioni psicotiche anormali: per questo motivo fu considerato importantissimo nel teatro tragico. Gli autori di teatro magnogreci ebbero, tuttavia, la grande abilità di ridicolizzarlo ed in questo fu molto abile Rintone, autore di “ilarotragedie” in dialetto tarantino.
Per approfondire le tematiche riguardanti gli stati di frenesia ed agitazione il lettore moderno può documentarsi leggendo quei pochi ma fondamentali trattati di medicina che ci sono pervenuti dall’antichità e dedicandosi all’analisi puntuale delle tragedie greche.
Oltre che a Dioniso greci e magnogreci chiesero aiuto anche ad Asclepio per la cura delle loro sofferenze interiori: ecco perché questa divinità fu spesso rappresentata a teatro.
Gli italioti amarono soprattutto le tragedie di Euripide ed infatti molti vasi magnogreci, soprattutto del IV secolo a. C., rappresentano scene di tragedie greche; si pensi, in particolare, ad un vaso proveniente da Eraclea su cui è raffigurata Medea che fugge su un carro trainato da due draghi (simbolo dell’irrazionale) dopo aver ucciso i figli per vendicarsi del marito.
Su un altro bell’esemplare di vaso italiota ci colpisce l’entusiasmo che ebbero gli italioti per la vita degli attori: essi sono raffigurati mentre festeggiano, riuniti in convivio, l’ultimo successo in teatro: al muro sono appese le maschere teatrali forse anche femminili in quanto alle donne era impedito di fare teatro per cui gli attori si mascheravano da donna. Ma tralasciando per il momento il problema della condizione femminile nell’antichità occorre dire come la scena di due innamorati dipinti sul vaso in questione ci faccia pensare all’importanza che comunque ebbe l’amore puro. Si noti infatti come gli innamorati siano al centro della raffigurazione, come ai loro piedi sia stata dipinta una colomba (simbolo di pace e purezza) ed infine di come sia presente anche la lira optacordica simbolo della meditazione filosofica infinita e dell’estasi assieme all’”aulos”.
Bibliografia
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Francesco
Palmirotta nato il 04-05-1955 a Cassano delle Murge (BA-ITALY-EUROPE)
dirige la International University of Humanistic Ontosophy con sede in via
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