E Anima, principio di autorganizzazione della materia vivente e non, sciogliendosi dal proprio inizio ,cercava attraverso le stelle, galassie, universi incontaminati, il senso del suo andare, il motivo del suo esistere poiché l'essere se stessa non le bastava per affermare il perché della vita, il valore di quell'immenso che le toccava, di quei granelli d'acqua pura che come luminose comete le scivolavano fra le dita: "L'Eterno è presente - pensava- eppure come un padre, non si pensa quando ama il crearsi della vita!"
Francesco Palmirotta
  • La metamorfosi etimologica attuata nel corso dei millenni ha fatto si che alcune parole siano arrivate prive del loro senso-significato originario. Il senso della parola, del verbo, non contiene esclusivamente il suo significato, ma anche e soprattutto un energia dinamica intenzionale, una forza attiva ed attivante. Tra i vocaboli con significato alterato e privati di forza- senso, i due termini : Saggezza ed Essere.
    Il termine ὀντοσοφία (ontosophia ) di derivazione greca è costituito dalla combinazione di due termini ὄντος ( ontos : genitivo singolare del participio presente ὤν del verbo εἶναι, èinai, “essere” ) e σοφία ( sophìa ) comunemente tradotta come conoscenza, saggezza. Possiamo così tradurre il termine Ontosophia come “ Saggezza dell’Essere”.
    La Sophia intesa dagli “Antichi” ( presocratici e pitagorici) era una Saggezza attiva applicata nel quotidiano. La Sophia era un Essere Vivente. Non si trattava di astratta conoscenza e, la sua ricerca, non consisteva in una “ sete di conoscenza”, come la chiameremmo oggi, ma era una ricerca dell’ Uomo verso l’Universo-Uomo. L’uomo quindi sapiente, il Sophos ( saggio), adoperava questa saggezza nella e per la comunità indirizzando intenzionalmente l’energia della parola e del suono, vivificandoli. Secondo il filosofo Pitagora (571 – 496 a.C.) il Sophos era colui che dedicava la sua vita all’Alethèia, ( ἀλήθεια ) la Verità o meglio lo “ svelamento dell’Essere”. I ‘sofòi’, erano uomini in possesso di una conoscenza che non era frutto di raffinati intellettualismi, ma di una sincera pratica introspettiva con finalità ascetiche .
    “[…] difatti non si può diventare diversi da ciò che si è. Chi è dunque il Saggio?
    Colui che agisce colla sua parte migliore” ( Plotino- Enneade terza , IV)
    In tutte le culture ritroviamo la descrizioni di uomini “extra-ordinari” capaci di acquisire conoscenze e poteri tali da poter incidere positivamente sia nelle singole individualità che in grandi collettività, ne sono un esempio le grandi anime dell’umanità nelle varie culture. Nell’ antica Grecia gli stati di “ ispirazione” poetica erano strettamente correlati alla pratica di queste tecniche, ne erano una naturale conseguenza. Non di rado i “poeti” erano anche in possesso di capacità profetiche a testimoniare che era la medesima sorgente superiore la fonte di alimentazione.
    Di questo ci testimonia Platone (427 a.C. –347 a.C ) nel frammento 719 delle “Leggi”, tra gli ultimi dialoghi da lui scritti prima della sua morte:
    “ È un vecchio detto che quando un poeta è seduto sul tripode delle Muse, non è nei suoi sensi ma egli è come una fontana che dà libero corso all’acqua che vi sgorga”.
    Strettamente correlato con il significato di Sophia, è il termine λόγος, nella sua accezione originale, dove, non costituiva un semplice suffisso generalmente riferito a varie discipline ( biologia, teologia etc.) indice di “ un discorso razionale”.
    Oltre all’odierno e, oramai quasi esclusivo, significato di parlare, raccontare, il verbo “ leghein” aveva anche il senso-significato di accogliere e ascoltare. Il Logos era di tutti gli uomini, era per e in tutti gli uomini e il vero saggio era colui che lo riconosceva . Secondo Eraclito (Efeso, 535 a.C. – 475 a.C.) che riteneva di non essere compreso perché la gente si sforzava di ascoltare lui e non l’Essere in lui, non è il singolo individuo ad enunciare la verità, ma l’intelligenza (logos) stessa . L’individuo diventa così grazie al proprio logos, testimone del Logos divino, che altro non è che realtà cosciente.
    Lo stoicismo iniziò una vera e propria filosofia del Logos, con il suo rappresentante Cleante (III°sec.a.C), che portò avanti la teoria della “ ragione seminale” , discussa nel suo “ Inno a Zeus” secondo la quale vi era un principio attivo che infondeva la vita nella materia animandola, una “ mens agitat molem” ,( concetto ripreso anche da Virgilio nella trattazione dell’Eneide con il significato di spirito che vivifica la materia), che è la causa della determinazione degli enti dal più grande al più piccolo e del loro ordinamento funzionale secondo un comune sentire universale del vivere “ secondo natura”.
    Con l’arrivo della dottrina cristiana, il Logos, reso come Verbo, Parola, viene identificato dapprima con Dio e poi incarnato in Cristo, come viene citato nel prologo del Vangelo di Giovanni:
    “ Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,
    καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν
    καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.”
    In principio era il Logos e il Logos era verso Dio e Dio era il Logos.
    Questa interpretazione del Vangelo di Giovanni portò l’essere umano, in un certo senso, a spostare il potere vivificante del Logos dalla propria interiorità all’esterno di sé.
    In un testo registrato da Diogene Laertio (180-240-d.C.) come risalente al I sec a.C., l’anima sarebbe composta da vapore ( atmòs) e sarebbe abitata dai λόγοι ( lògoi) definiti i “ venti dell’Anima”.
    Secondo l’antica concezione pitagorica, noi diveniamo “intelligenti” introiettando il Logos divino mediante in-spirazione. Di notte il contatto con il Logos è mantenuto attraverso la respirazione che funge da radice tra l’uomo e il mondo divino. Come affermava il pitagorico Alcmeone di Crotone ( VI sec a.C), le cavità del corpo umano, attraverso le quali si ricevono le percezioni sono piene di “ spirito naturale” ( R.B.Onians, Le origini del Pensiero Europeo).
    L’estromissione della Metafisica dalla religione ha comportato l’offuscamento della antica conoscenza del mondo attraverso la conoscenza di sé a discapito dello sviluppo dell’interiorità umana e dell’autocoscienza individuale. La filosofia divenne serva della teologia e l’uomo fu privato del principio di salvezza che era dentro di lui che viene, così, sostituito dal “ dogma”. Tutto questo in realtà contrasta con il reale significato della parola “ cattolicesimo” di derivazione greca καθολικός (katholikòs) cioè Universale.
    La conoscenza dell’ordine del mondo coincideva con l’assimilazione dell’anima al divino attraverso la Mathesis intesa come Conoscenza per eccellenza che racchiudeva in sé tutte le Scienze oltre quelle matematiche come l’Astronomia, la Musica, la Cosmogonia. Mathesis come “principio Matematico in quanto armonia del Cosmo” nella antica concezione della scuola pitagorica. Conoscenza che, come afferma Platone nel Menone e nel Filebo, altro non era che una reminiscenza, un sapere cui si attinge solo attraverso se stessi, perché in se stessi è contenuto.
    Questo era lo scopo della musica terrestre nell’Antica Grecia, quella di aiutare le Anime nel ricordo della Musica dell’Armonia delle sfere, che infonde in queste l’amore delle e per le cose divine; musica che, a causa della forte intensità, gli uomini non riescono ad ascoltare come Cicerone fa dire a Scipione l’Africano nel “ Somnuim Scipionis” :
    “ Le orecchie degli uomini, riempite da tale suono, sono diventate sorde. Nessun organo di senso, in voi mortali, è più debole […]. Il suono, per la rotazione vorticosa di tutto l’universo, è talmente forte, che le orecchie umane non hanno la capacità di coglierlo, allo stesso modo in cui non potete fissare il sole, perché la vostra percezione visiva è vinta dai suoi raggi.”
    ( Somnium Scipionis – V,19)
    Attraverso la Mathesis si arrivava alla conoscenza di quell’antica armonia che univa il cosmo all’anima; mentre la privazione della Mathesis ( αμαθιά) conferisce all’individuo una certa pericolosità e come afferma Platone ne “lettera settima “ la amathìa (ignoranza) è il: “ terreno su cui ogni male degli uomini attecchisce e fiorisce, per produrre infine un frutto ancora più amaro per coloro che lo hanno seminato”
    Alla luce di queste considerazioni appare chiaro il diverso intendimento dei vocaboli nella loro accezione originaria rispetto a quella odierna, di “ consumo di massa”. Inoltre la variazione, peraltro in molti casi studiata e voluta, dei suffissi di molti vocaboli, ne stravolge e ne oscura il reale senso epistemologico. Il termine “ontosofia” venne sostituito da quello ontologia. Secondo l’antica accezione del termine Logos, entrambi i suffissi ( sofia e logia) ammettevano un senso comune di quella forma di saggezza / accoglienza /ascolto che faceva dell’Ontosofia un percorso attivo verso l’Essere per l’essere con lo scopo del mantenimento di quell’armonia che, una volta raggiunta in sè, poteva essere trasmessa ad altri .L’ontologia come viene intesa oggi, risulta essere un insieme di intellettualismi aventi per oggetto l’essere, e le sue manifestazioni, priva del meccanismo di dinamicità intenzionale insito nell’epistemologia di “ sophia”. Sarebbe come far coincidere “teologia”( ragionamento sull’Essere/Dio) e teosofia ( la scienza sulla sapienza dell’Essere/Dio ).

One Response

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  • Rosanna Says:

    Nella foto: Parmenide: Sulla Natura- vv 7,8

    Certamente giammai infatti questa cosa può essere imposta,
    che le cose che non sono siano:
    ma tu da questa via di ricerca allontana il pensiero
    né l’abitudine esperimentata ti spinga lungo questa via,
    a dirigere l’occhio che non osserva e l’orecchio rimbombante
    e la lingua, ma giudica con la ragione la molto combattuta prova
    da me esposta.
    Resta ancora un solo discorso della via
    [quello che dice] che è: su questa ci sono moltissimi
    segni, che l’essere è non generato e imperituro,
    è infatti intero e immobile e senza fine:
    non qualche volta era o qualche volta sarà, poiché è ora tutto
    insieme, 5
    uno, continuo: quale origine infatti cercherai di esso?
    Come e donde sarebbe cresciuto? Dal non essere non ti permetterò né
    di dirlo né di pensarlo: non è infatti assolutamente dicibile né pensabile
    ciò che non è. Quale necessità avrebbe spinto lui,
    se cominciasse dal nulla, a nascere dopo o prima? 10
    Quindi è necessario o che sia del tutto o che non sia per nulla.
    Non mai forza di certezza concederà che dall’essere
    nasca qualcosa accanto ad esso: a causa di ciò la Giustizia
    non gli concesse né di nascere né di perire sciogliendolo dalle catene,
    ma lo tiene fermo;

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