Io ontico ed Io alieno nel quotidiano

Fare proiezioni è normale. Tutti noi ne facciamo e ne subiamo continuamente durante la giornata; è la maniera più “economica” che il nostro Io escogita per poter sussistere. Le proiezioni che applichiamo dipendono, ovviamente dalla nostra esperienza. Quando siamo innanzi ad una nuova esperienza non siamo in realtà in grado di essere davvero oggettivi. Ciò dimostra che in noi lavora come una sorta di “impastatrice” che crea una miscela tra il reale ed il virtuale e ciò che non è né reale, né virtuale: l’alienato. Tutto questo potrebbe passare in secondo piano se non fosse che, questo meccanismo, è in stretto rapporto con lo stato di salute dell’individuo, con il benessere o il malessere delle cellule dell’organismo umano. Secondo la mia esperienza, i traumi fisici accadono quando si è in una situazione di alterazione della percezione causata dall’io alienato. La disattenzione comporta l’uscita da sé, l’uscita da sé causa quelli che comunemente si definiscono “incidenti”. L’ascolto di se stessi e del proprio corpo ( Essere psicosomatico) consente una sorta di monitoraggio continuo sul nostro effettivo stato. Scopriremo che esistono delle leggi, delle regole che operano contro il nostro naturale stato di salute. Fondamentale è l’ascolto dei nostri cinque sensi, compreso quello onirico a cui, raramente, si presta attenzione. Il più delle volte non si sa come interpretare ed utilizzare i messaggi che la nostra psiche ci invia attraverso i Sogni, si tende a considerarli come qualcosa di immaginario, non reale. l’Io Ontico Reale viene incontro durante la fase di Sogno. L’io alienato è quella parte dell’individuo che lo fa sentire inferiore, incapace e sminuito in genere. L’Io ontico reale si manifesta nelle varie forme di sensibilità, gentilezza, commozione e nobiltà d’animo. Questi due stati dell’individuo si alternano continuamente e, normalmente, la manifestazione di un Io alienato, coincide con il subire proiezioni da parte di terzi che siano amici, familiari o conoscenti. Tutti noi abbiamo però una sorta di supervisore che ci guida nella distinzione tra l’Io reale e quello alienato, che ci guida nella nostra ricerca del senso profondo dell’Essere della vita, che in realtà scorre attraverso una serie eventi, di percezioni e di esperienze che sono “ evidenze di per sé”. Queste esperienze di senso che tracciano la via dell’Essere nell’esistenza, non possono coincidere con l’appariscente benessere. Sono esperienze in cui “ si sente la vita” come un risuonare interiore che si amalgama con il Tutto. È la realtà ontica, l’ontopoiesi intersoggettiva di Husserl. C’è una sorta di intenzionalità dell’Essere natura che partecipa le singole individualità in questo tutto pieno, individuandole e trasportandole verso una direzione ottimale, facendole sfuggire alle forme di alienazioni non ottimali e naturali. Siamo abituati all’idea del burattinaio che ci muove, all’idea che siamo pedine, all’idea che per gioire dopo la morte dobbiamo subire le sofferenze di questa terra, ma non siamo più abituati all’idea che, tutto questo è falso e che la verità è un’altra. Concetti già espressi dalla psicologia dell’Essere di Maslow, da Kant o ancora dal pensiero di Auguste Comte. L’Essere è auto-rigenerantesi. Il nostro Essere tende spontaneamente a mantenere un buono stato di salute. Secondo Maturana e Varela non solo tende a mantenerlo, ma è in grado anche di ripristinarlo, secondo il principio dell’Autopoiesi gli organismi viventi sono delle “entità autonome” in grado di autogestirsi e autorigenerarsi in una continua trasformazione.  C’è, insito in ogni essere umano, un meccanismo che ricuce e ripara continuamente il nostro DNA, il nostro organismo, secondo un’intelligenza ontopoietica. Ci è stata sottratta la qualità del senso terapeutico dell’uomo, la coscienza di essere infinito, la coscienza del valore della realtà del bene. La sensazione che molte volte percepiamo di essere monchi di qualcosa è proprio la manifestazione di questa deprivazione da noi subìta ad opera del sistema alienante. La nostra reazione è quella di chiuderci al prossimo, di essere diffidenti verso tutto e tutti, di chiuderci alla vita, rimanendo come inscatolati in una realtà inesistente collettiva. Lo stesso sistema socio-sanitario in realtà investe nell’inscatolamento, nell’etichettare con una diagnosi, ma nessun investimento per la soluzione al problema o la prevenzione. Sull’educazione alla salute non si guadagna. Il benessere non paga. Un popolo in salute è un popolo libero.

La falsificazione dei contenuti innescata da una illogicità plagiante il senso della logica reale.

 

“ Il sistema nervoso enterico non potrà mai né scrivere sillogismi né comporre poesie, – dice Gershon– ma quando il sistema nervoso enterico fa funzionare bene l’intestino, il corpo è felice. Quando il sistema nervoso enterico funziona male e non fa funzionare l’intestino, i sillogismi e le poesie sembrano svanire nel nulla”.          Spesso affermo che l’umanità da circa 2000 anni è sottesa da una illogicità nella propria coscienza egoica, nella propria testa. Molte volte, giorno e notte, risuona nella mente un pensiero ossessivo che lo stesso individuo non riesce a spegnere. Un pensiero senza senso, che non porta nulla in termini di guadagno e che rovina l’energia dell’individuo. Ciò che dice Gershon e ciò che sostengo in merito all’illogicità del pensiero, è richiamato da molti autori: Cartesio sostiene che esiste un demone maligno che annulla all’individuo il senso del mondo e della realtà mettendo in dubbio l’intera esistenza . Cartesio vince questo demone con una contrapposizione interiore esprimendo ciò che diverrà una delle categorie scientifiche più rilevanti,       “ cogito ergo sum”. Di fronte a questo Deus ex machina che governa il suo cervello con una logica annullante e nichilista, Cartesio esprime prima il dubbio nel senso che lo stesso dubitare riesce a comporre una specie di realtà; da qui, questo dubbio può essere sussulto dall’Essere. Nel 1700 circa già Cartesio esprime un disagio che sembra anticipare tutto ciò che sarà alla base della psichiatria, la vidimazione del Deus ex machina nella schizofrenia umana, l’alienazione dell’uomo dall’avere il pensiero sulla terra, il global warming e riassume il distacco, la scissione della Visione continuata della realtà esistente tra il cervello viscerale e quello cerebrale. Già nella Bibbia, nel concetto di engastrymuthoi, nei terapeuti greci, in Platone questa visione unica era una ovvietà. Dopo Parmenide il concetto viene ripreso da Clauberg e Genovesi con l’Ontosofia cioè la Saggezza dell’Essere. Poniamo l’esempio di dover scrivere un articolo scientifico. L’incapacità di farlo può essere paragonata alla falsificazione dei contenuti nel mondo della scienza. In alcuni casi sono state scoperte falsificazioni in autori che erano addirittura arrivati a concorrere per il Nobel. Tutto questo mette in evidenza una sorta di falsificazione del reale innescata da una illogicità plagiante il senso della logica reale che, plagiando gli individui, li conduce per un mondo virtuale che non potrà mai essere progetto di una realtà. Con un buon programma informatico, possiamo anche progettare un ambiente, con l’intento poi di realizzare quell’arredo, quella struttura, ma se noi giochiamo nella creazione di mondi che mai saranno reali, otterremo un distacco sempre più forte dalla realtà. È ciò che accade con alcuni giochi in rete dove l’individuo rimane incastrato per svariate ore, sottratto al naturale ciclo della vita. È necessario lavorare sul senso della illogicità del Deus ex machina, antitesi alla logica reale insita nell’essere umano. Il non essere che non è. Questa logica, muovendosi nella coscienza umana determina il vilipendio dell’economia. Perché investiamo più soldi nella costruzione di ordigni bellici piuttosto che in opere di rimboschimento nonostante l’emergenza ambientale odierna?

Quando ho cominciato a leggere alcuni tra gli autorevoli esponenti noti come iniziatori della Musicoterapia, mi sono accorto che non utilizzavano la logica scientifica. In nessun caso riportavano i risultati scientifici, la risoluzione del caso e la remissione del sintomo. Secondo l’OMS la guarigione è la remissione del sintomo, che corrisponde al benessere. Se non si riesce a dialogare in termini scientifici, è come se non si avesse alcuna voce in capitolo in qualunque direzione ci si avvia. È palese di come sia debilitata e debilitante l’istruzione in Italia. I giovani sono considerati più che altro dal punto di vista fiscale, non certo come le giovani menti che dovranno guidare l’umanità. Ne nasce un forte senso di frustrazione. L’essere umano asservito al sistema che tende ad asservire il prossimo è in realtà guidato dal deus ex machina, privo di quella creatività caratteristica del cervello viscerale. Gershon sostiene che la pancia soffre, gioisce, ha le sensazioni….E’ chiaro che, se la voce più profonda dell’animo umano è stata repressa, avvilita, distorta dalla logica irreale, si è preparato il terreno per la malattia mentale, per il disagio di ogni genere. Se ci pensiamo, da cosa noi traiamo il primo senso della gioia? Dalla prima poppata. La pancia gioisce e soffre. Lo stesso accade durante la gravidanza, dove la donna entra in uno stato di forte vitalità divenendo perfino più bella. Questo processo è percepito non soltanto dalla madre ma anche dal padre. Questa energia che si scatena dura il senso della vita, a meno che non venga richiamata altrove.

“ la pancia sente e smista informazioni” continua Gershon. Quindi una informazione positiva o negativa viene smistata dalla pancia. Chi sa utilizzare il cervello viscerale lo coordina con quello cerebrale facendone un unico organo. La comunicazione non è esclusiva della verbalizzazione, anzi…la comunicazione più veritiera è quella non verbale come la comunicazione attraverso il sogno. Ne sono un esempio Kekulè e Schliemann che scoprirono rispettivamente il benzene e la città di Troia in sogno. Lo smistare informazioni è molto interessante. L’errata interpretazione dei sogni come nel caso di Freud, dove nessuno si è accorto, né lui, né i suoi allievi, che il cancro era incubato psichicamente, testimonia che tutta la mentalità coerente con quella di Freud è vissuta da una logica illoca, da una illogicità schizofrenica indicada da Cartesio con il dubito.  Tutto questo è diventato la vidimazione di uno status quo irrisolvibile che ha portato alla distinzione tra malattia fisica e psichica, tra cervello viscerale e cerebrale. Questo ha portato all’assopimento dei nostri recettori a tal punto che non si riesce più a distinguere un cibo di qualità da uno scadente, un’aria pulita da una inquinata, una cosa naturale da una artificiale. Durkheim connette il suicidio con l’assenza del senso della vita dovuta alla desertificazione dei valori morali, civili ed umani. Ci stiamo uccidendo da soli.

la famiglia normosociale

Il senso della famiglia normosociale costituisce la certificazione accreditante per fondare il proprio valore di ragione realizzata , d’individuo coi piedi per terra, di attendibilità reale , nell’agone delle apparenze dove la velocità delle scelte strategiche finalizzate all’auto realizzazione economico-sociale e materiale è politica continua dimostrativa di sano egoismo e leadership auto realizzante con tutti gli pseudo valori che comporta: una bella casa ammobiliata, un’automobile nuova e scattante, le vacanze stagionali e i weekend festaioli, la forma fisica di una bellezza palestrata anche senz’anima, abiti , gioielli e gadget alla moda dei trends sempre aggiornati , notiziario gossip dell’ultimo istante, partecipazione diretta o mediatica agli eventi socialchic (anche se da spettatore consumato), sportività agguerrita di squadra o partito politico-religioso, aggregazione virile o femminile a gruppi di tendenza radicalschic , divochic, musicschic, formalschic drogachic, ecc

 

Il Dr.Palmrotta ad un suo paziente:

esiste anche una dimensione psichica familiare . questa evidenza è solo palese a chi intraprende una terapia che coinvolge tutta la famiglia, ma non è chiara ai medici. Il medico si occupa soltanto di te e non della tua famiglia, dove invece può essere presente una dinamica che può catalizzarsi su un individuo, di solito il più sensibile. Infatti tu hai contratto la colite di tua madre e la gastrite di tuo padre”

L’Antica Armonia Naturale

 

Se oggi si prospetta la necessità per l’uomo di ritrovare un senso di vita che risulti in armonia con l’ambiente circostante, in passato questo avveniva spontaneamente ed in modo del tutto naturale.
La consapevolezza che i fenomeni naturali non erano prodotti dal caso ma regolati da un sistema di causa ed effetto e la conoscenza di come l’ambiente, lo stile di vita, i rapporti umani, intervenissero nella determinazione dello stato psicofisico individuale, hanno fatto si che nelle antiche culture della Magna Grecia, culla della civiltà dell’occidente, si cercasse di riproporre, in tutte quelle che erano le “ vicende umane” la naturale armonia del Cosmo. Per i greci l’armonia era la Physis, la Natura, cioè la totalita’ delle cose “venute all’essere”, era l’equilibrio perfetto.
L’idea dell’Armonia Cosmica venne introdotta dalla scuola di Pitagora nell’enunciazione della dottrina dell’anima con la distinzione tra “ terminato e interminato”. Filolao, discepolo di Pitagora e contemporaneo di Socrate, riporta nel suo scritto :” Circa la Natura e l’armonia”
“ L’Essenza delle cose, che è eterna e la stessa natura, ammettono conoscenza divina e non umana; oltre che non sarebbe possibile che alcuna delle cose esistenti venisse da noi conosciuta se l’essenza delle cose di cui consta il cosmo non fosse insieme di cose terminate e cose interminate. Poiché i princìpi non nacquero simili né omogenei sarebbe stato impossibile creare con essi il cosmo, se non fosse intervenuta Armonia, qualunque sia stato il modo in cui essa è nata”
( Pugliese Carratelli, Megale Hellàs, UTET). La concezione dell’appartenenza alla totalità ha fatto si che si sviluppasse un profondo rispetto di quello che era esterno all’uomo proprio perché convinti del continuo scambio tra l’Essere Umano ed il Divino.
Vi è una correlazione tra il senso dell’Essere ed il senso di Dio. La religione altro non è che “ il percorso” attraverso cui si tende al senso dell’Essere Divino.( F.Palmirotta – Lezione di Musicoterapia)
Questa convinzione è ben visibile anche nel tipo di architettura del tempo, i Templi, la oikos divina, che, oltre a dare immediatamente una sensazione visiva di armonia, mostrano chiaramente la concezione del rapporto con il Divino. Il Tempio greco, infatti, era una struttura semi aperta a testimoniare la continua interazione sinergica tra esterno e interno, con all’interno l’altare accessibile a tutto il popolo. All’interno dei templi, oltre che le cerimonie, venivano istruiti i giovani sulle Arti e sulle Scienze. Nella costruzione venivano rispettate le “ sacre geometrie”, quelle alla base delle Scienze Matematiche col fine di inserire l’uomo nella Legge Universale dell’Armonia.
“ Che cos’è il più bello?” “ l’Armonia”
Questo è uno dei “segreti” pitagorici di cui ci parla Giamblico nella sua “ Vita pitagorica” dove più che la celebrazione di un Maestro, si vede la ricostruzione di una prassi di vita virtuosa
Il cercare continuamente di mantenere l’armonia tra l’uomo e la natura, si manifestava soprattutto nel Mito attraverso cui viene narrata una realtà primigenia che sarebbe inconoscibile all’uomo attraverso l’uso della logica. È una verità eterna che trascende il tempo. I miti suscitano la comprensione intuitiva diretta; mettono in luce corrispondenze fra mondo esterno e mondo interno, fra macrocosmo e microcosmo. Il Mito è anche l’espressione della Bellezza della Verità assimilabile al concetto di Bene ( Uno) plotiniano dove la Bellezza altro non è che :
“armonizzazione delle parti della Natura e la salute c’è quando il corpo si accorda nell’Unità.”
Unità vista come Intelligenza, Saggezza, Bene che interagisce con l’anima umana continuamente.
E ancora nella celebrazione dei rituali misterici legati ai cicli della Terra. Presenti in tutte le culture, ne sono un esempio i Misteri Eleusini, celebrati due volte l’anno nella città di Eleusi. La data di celebrazione corrispondeva ai momenti di riposo e di risveglio della natura. Legati al culto di Demetra ( Cerere per i romani) privata della figlia Perfesone rapita dal dio degli Inferi; Persefone ( Kore) viveva 6 mesi nell’Ade e sei mesi fuori dagli inferi, i sei mesi ipogei corrispondevano all’inverno, periodo di riposo per la fertilità della terra. In attesa che Persefone tornasse e Demetra ripristinasse la fertilità della terra e la raccolta delle messi.
Lo stesso concetto di “Philosophia” includeva un modus vivendi, si trattava infatti di pratica filosofica. I filosofi alla loro dottrina associavano una “scuola” dove oltre agli insegnamenti di arti e scienze, vigeva una condotta di vita finalizzata al raggiungimento e/o mantenimento di quell’armoniosità nell’Essere Umano che era responsabile della buona salute psicosomatica individuale prima, e della collettività in un secondo momento.
Era questo lo scopo del movimento filosofico-religioso nato in Grecia nel VII sec. a.C. circa: l’Orfismo, il cui nome è collegato a quello del Poeta-Cantore Orpheus che partecipò alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro.
Ad Orfeo, la leggenda narra che fu lo stesso Apollo a donargli la Lira. Con il suo strumento Orfeo, era in grado di “incantare” non soltanto gli animali, ma anche alberi, rocce traendone le “ divine armonie”. Fu questo il motivo per cui accompagnò la spedizione degli Argonauti durante la quale egli era in grado di placare le tempeste in mare con il suo strumento apollineo, ripristinando l’armonia. Il mito narra che Orfeo morì a causa della sua passione amorosa, quando, nel tentativo di riportare la sua amata Euridice dal regno degli inferi, non seppe resistere all’ammonimento di Ade che gli proibiva di voltarsi indietro durante l’ascesa e guardare Euridice in volto. Orfeo si voltò ed Euridice venne nuovamente rapita negli abissi degli inferi. Orfeo capii il le motivazioni che lo indussero a voltarsi e, la consapevolezza, lo portò ad avere un atteggiamento distaccato e sprezzante nei confronti delle donne di Tracia, le baccanti, le quali ( secondo la versione di Pausania) sentendosi oltraggiate lo fecero a pezzi. Soltanto interrompendo l’armonia del suono generato dalla lira di Orfeo fu possibile ucciderlo, quando le urla delle baccanti ed il suono del corno furono più forti del suono della lira.
Orfeo è l’esempio di una comunicazione non verbale, in questo caso lui utilizzava la musica per collegarsi al linguaggio della natura, da anima ad anima. L’anima viene incantata, tenderebbe ad eclissarsi se si volesse farla discorrere secondo la logica razionale
Secondo la concezione orfica, nell’uomo agiscono contemporaneamente una parte divina ed una, detta titanica, passionale vista in accezione negativa nel momento in cui “ violenta lo spirito” umano. L’uomo può conoscere in vita la sua vera natura, ma per farlo deve allontanarsi dal “ modo di vivere le sue passioni”, deve far si che queste non divengano una limitazione per la sua coscienza, ma che vivano in armonia con essa. Per far si che questo accada l’uomo deve vivere una vita “ispirata” al Bene, un cammino che lo porti alla scoperta del divino in lui. Secondo l’orfismo prima ed il pitagorismo poi, la psiche era contenuta nel corpo degli uomini e soltanto una catarsi, purificazione, poteva liberarla dalle concupiscenze e donarle vita eterna. Ma cosa era il “Primo Bene” a cui bisogna tendere ? Plotino nelle Enneadi distingue il primo Bene dagli altri beni:
“Dato che un essere è composto da diverse parti ed il suo bene è l’atto proprio, naturale e non deficiente della parte migliore, si potrà dire che per ogni essere il bene è diverso dall’attività di una vita conforme a natura? Il bene naturale per l’anima è la sua attività. Ma se una anima tende i suoi atti verso il perfetto, essendo anch’essa perfetta, il bene non è tale soltanto per lei, ma è il Bene assolutamente concepito.
( Plotino-Enneadi, VII (54))
Questo era il senso della vita filosofica, una vita tesa alla purificazione affinchè anche in vita si possano palesare i segni della vita psichica intesa come vita dell’Anima.
“ Ricondurre il divino che è in noi al divino dell’universo” faceva dire Porfirio a Plotino. Perché questo potesse avvenire in vita era necessaria la purificazione dell’anima. Sebbene le dottrine sia di Pitagora che Platone e Plotino, parlino di purificazione dell’anima, tanto quanto le varie e diverse confessioni religiose, ciò che le distingue da esse è il fatto che la purificazione dell’anima, avviene attraverso l’anima stessa e non grazie ad interventi esterni che portano in salvo le anime macchiatesi di peccato ( il “ Salvatore” per i cristiani ).
La catarsi avveniva seguendo delle precise discipline che avevano lo scopo di temprare l’anima e le sue pulsioni, di liberarla dalla sua egoicità che offuscava la visione dell’Uno-Tutto; mancanza di visione che privava l’uomo della sua partecipazione all’armonia del cosmo. Era questo “difetto” a generare uno squilibrio psicosomatico responsabile di dis-armonia che era poi alla base della mancanza di benessere.
A questo servivano le ritualità del tempo oggi contaminate dal dilagante riduzionismo che le depaupera del loro originario senso-azione riducendole ad un insieme di false credenze, ignoranza condita con un po’ di depravazione che non guasta mai.
Attraverso l’esercizio della contemplazione, che non consisteva in una passiva immobilità fisica con lo sguardo fissato su un oggetto, ma era un’attività volitiva cosciente dell’uomo e per questo dotata di una forza generatrice, si diventava un tutt’uno con l’oggetto contemplato. L’attività contemplativa era dedita alla conoscenza del Principio e comportava la trasformazione di sé guidata da Amore. Amore inteso come forza primigenia generatrice del cosmo. Le qualità e virtù delle anime dipendevano infatti da quello che contemplavano. Ne dà una descrizione Platone nel mito della Biga Alata, nel quale viene spiegata la vera natura dell’Anima:
. “La vera ragione per cui le anime si affannano tanto per scoprire dove sia la Pianura della Verità è che lí in quel prato si trova il pascolo congeniale alla parte migliore dell’anima [c] e che di questo si nutre la natura dell’ala, onde l’anima può alzarsi. Ed ecco la legge di Adrastea. Qualunque anima, trovandosi a seguito di un dio, abbia contemplato qualche verità, fino al prossimo periplo rimane intocca da dolori, e se sarà in grado di far sempre lo stesso, rimarrà immune da mali.”
Perché l’arte contemplativa potesse portare alla percezione bisognava, afferma Plotino, farsi uno in se stesso, togliere il superfluo, rimanere essi stessi ciò che si voleva conoscere.
Tu eri già tutto, ma poiché qualche cosa ti si è aggiunta in più del tutto, tu sei diventato minore del tutto per questa aggiunta stessa. Tale aggiunta non aveva nulla di positivo, era interamente negativa. […]Chi diventa qualcuno non è più il tutto, gli aggiunge una negazione. E ciò dura finché non si scarti tale negazione. […]. Ma se uno s’è fatto qualcuno per mezzo del non essere, egli è non-tutto, e sarà tutto quando avrà eliminato il non-essere. ( Plotino-Enneadi)

Vi erano alcune regole di base comuni alle più famose scuole filosofiche. Queste erano:
 Limitarsi nell’assunzione di carni
 Attenersi al necessario nel mangiare e nel bere
 Non coltivare l’irascibilità
 Sopprimere la paura
 Estirpare la concupiscenza per ciò che è impuro
 Coltivare le virtù
 Interrogare la coscienza sul proprio operato
Venivano chiamati “ consigli” e, se ci soffermiamo, sembrano più attuali che mai. Cibarsi di carne veniva considerato dannoso già 2500 anni addietro, quando ancora gli animali “da carne” non venivano allevati ad antibiotici e steroidi per aumentarne la massa.
“Est modus in rebus” diceva Protagora: c’è una misura in ogni cosa, e l’equilibrio era alla base della vita filosofica; equilibrio che si manifestava nel mangiare, nel bere, nei sentimenti di gioia o dolore che siano. Particolare rilievo veniva dato al sentimento della paura: essa, infatti, era nemica della Volontà intesa come energia pura e creatrice.
Le limitazioni consigliate, non costituivano una sorta di proibizionismo, ma erano solo la prima tappa della catarsi che poi consentiva quello che era il vero fine della prassi filosofica: il coltivare le virtù che avvicinava l’uomo al Sommo bene e lo metteva in contatto con il divino in lui. Come già facevano gli orfici:
“…e il contrario sentiamo dire in altre occasioni, quando non si osava neppure gustare la carne di bue, né si sacrificavano animali agli dèi, bensì si offrivano focacce e frutti immersi nel miele e altri simili sacrifici puri, e quando ci si asteneva dalle carni, ritenendo contrario alla religione il mangiarne e macchiare di sangue gli altari degli dèi: piuttosto gli uomini viventi allora avevano certi modi di vita che si chiamano orfici, rivolgendosi a tutto ciò che non ha vita e astenendosi al contrario da tutti gli esseri animati”. (Platone, Leggi, 782 c-d)

Ontosophy: an Holistic Approach to the Therapy by Francesco Palmirotta, Psy. D. and Phi. D

In the word Ontosophy we find the concept of the wisdom of being which is linked not only to the meaning of these words in the presocratic philosophy, but also to the practice of Sophia as a therapy by the ancient philosophers. In spite of this, Ontosophy apparently only found itself in the history of the culture in more recent times and has undergone a series of particularly significant trials and tribulations in relation to the discussion that we are making about the fortune of holism in western culture. The word Ontosophy appeared for the first time (Ferrater Mora J., 1963, pp. 36-47) in some work by Caramuel y Lobkowitz, and was discussed in more detail in the work “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” by Johann Clauberg in 1647, then by A. Genovesi in 1745; it was replaced by the term Ontology, introduced as a technical term in philosophy by Jean Le Clerc or Ioannis Clericus in the second treatise entitled “Ontologia sive de ente in genere” dated 1722 and was definitively systematically legitimated in the philosophical terminology of the time by the dogmatic rationalist philosopher Christian Wolff. He also guided the illuminist philosophers or the anonymous author who wrote the article “Ontology” in the French Encyclopaedia, who were rather acritical towards Wolff’s “Filosofia prima sive ontologia” and presented his dogmatic thought as rational pre-illuminist. Thus from Wolff onwards the sense of the Ontosophy was eclipsed and was darkened for 300 years and for the philosophic and scientific consciousness of our times and the significant importance of wisdom within the dimension of the Being was also replaced in the common philosophic linguistics with the term Ontology which refers only to the discourse, to the logos without logotikoi, to the word-speaking of the being, deprived of its own who or motivating subjectivity on which it is based. Ferrater-Mora writes (Ferrater Mora J., 1963, p. 47): “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.” Thus the term “Sophos”, intended as being aware of a psychic and intentional knowledge-energy in the living being or in the world of existence, was created in the indo-European history and culture before “Logos” and has a wider and more radically cosmic meaning, but it was Logia, not even Logos, as its main etymo, to assume importance in science and in art, in literature and in philosophy, in dialogic, therapeutic and non-therapeutic relations …. losing itself along the way in the idea of a knowing start-end which informed latently or patently the sense of the discourses, of the banquets, of the human actions. Ontosophy could have become a more comprehensive discipline and in any case independent from Christian Theology (Catholic-Protestant), and could have founded the true Metaphysics as first philosophy at least according to the title of Clauberg and to what Genovesi stated about a century later but also according to the sense of ontos-olos-sophos present at the origins of the western culture in Parmenides, Pythagoras, Homer, Esiodo, Talete and other ancient masters. The removal-repression of ontosophy, wisdom of being, in civilisation and in history (indeed, according A. Genovesi’s biography, 1713-1769, he was accused of rationalism and atheism after the pubblication of his ponderous opera “Elementa methaphysicae mathematicum in modum adornata”, 1743-1745, by the Catholic Church so he couldn’t hold the chair of theology – c.f. web site “Illuminismo e diritti dell’uomo” in the references), goes hand in hand with epistemic expropriation of the sense of wisdom and of its use in the practice of daily life (and this is indirectly proven also by the assertion in the western subculture of categorical, negative, apparently indissoluble or incurable or incomprehensible hypostasis like diversity, alienation-madness-schizophrenia (Foucault, 1978), the devil-inquisition-sexual perversion in Churches, hospitalisation-incarceration of the cure-therapy-birth assimilated-confused many times with illness-sociopathy-criminality; the bewildering-labelling-dogmatics of diagnostics, the prognostic insecurity-incapacity; the massification-mediocrisation of the spiritual-philosophical-scholastic-familiar training; the addressing-finalising of the energies of whole peoples towards the consumerist materialism or dogmatic spiritualism without historical-civil intelligence, without the guiding soul from the ontopoietic intentionality towards social well-being and in particular: psychosomatic intentionality of the therapist-client individuat which solves or improves the health in the therapeutic settings. Symposium: Holism Beyond Postmodernism C. Aanstoos, M. Arons, F. Palmirotta Ontosophy: an Holistic Approach to the Therapy by Francesco Palmirotta, Psy. D. and Phi. D. Licensed Psychologist-Psychotherapist in Private Practice & Director AOP (Psychosomatic Ontosophy Association)

Symposium: Holism Beyond Postmodernism

 

La parola Ontosofia è comparsa la prima volta (Ferrater Mora J., 1963, pp. 36-47) in alcune opere di Caramuel y Lobkowitz, ed è stata ampiamente trattata nell’opera  “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” di Johann Clauberg nel 1647, quindi da A. Genovesi nel 1745; essa fu sostituita dal  termine Ontologia, introdotto come termine tecnico in filosofia da Jean Le Clerc o Ioannis Clericus nel secondo trattato intitolato “Ontologia sive de ente in genere” del 1722 e fu definitivamente sistematicamente legittimata nell’agone filosofico del tempo dal filosofo dogmatico razionalista Christian Wolff. Questi indirizzò anche i philosophers illuministi o l’anonimo autore che scrisse l’articolo “Ontologia” nella Encyclopaedia francese, che furono piuttosto acritici verso la “Filosofia prima sive ontologia” di Wolff  e presentarono il suo pensiero dogmatico come razionale pre-illuminista. Così da Wolff in poi si eclissò ed oscurò per 300 anni e per la coscienza filosofica e scientifica dei nostri tempi, il senso dell’Ontosofia ed anche la pregnanza significante della Saggezza insita nella dimensione dell’Essere fu sostituita nella comune linguistica filosofica con il termine Ontologia che si riferisce solo al discorso, al logos privo di logotikoi, alla parola-parlare dell’essere, privato del proprio chi o soggettività motivante che la fonda.

Scrive Ferrater-Mora (Ferrater Mora J., 1963, p. 47): “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.”.

Quindi il termine “Sophos”, inteso come consapevolezza di un sapere-energia psichico ed intenzionale nel vivente o nel mondo dell’ esistenza, nasce nella storia e nella cultura indoeuropea, prima di “Logos” ed ha un significato più esteso e più radicalmente cosmico, ma è stata la Logia, neanche il Logos, come suo principio etimo, ad assumere rilevanza nella scienza e nell’arte, nella letteratura e nella filosofia, nelle relazioni dialogiche, terapeutiche e non…. perdendosi via via nel nulla l’idea di un principio-fine sapiente che informava latente o patente il senso dei discorsi, dei conviti, delle azioni umane.

L’ Ontosofia sarebbe potuta divenire una disciplina più comprensiva e comunque indipendente dalla Teologia cristiana (cattolico-protestante), e avrebbe potuto fondare la vera Metafisica in quanto prima filosofia almeno secondo quanto titola Clauberg e quanto afferma Genovesi circa un secolo dopo ma anche secondo il senso di ontos-olos-sophos presente alle origini della cultura occidentale in Parmenide, Pitagora. Omero, Esiodo, Talete ed altri antichi maestri .

La rimozione-repressione dell’ontosofia, saggezza dell’essere, nella civiltà e nella storia (biografia di A. Genovesi al proposito), va di pari passo con l’espropriazione epistemica del senso di saggezza e del suo utilizzo nella pratica della vita quotidiana. Questo è provato indirettamente anche dall’affermarsi nella sociocultura occidentale di ipostasi categoriche, negative, apparentemente indissolubili o incurabili o incomprensibili quali: la diversità, l’alienazione-pazzia-schizofrenia (Foucault, 1978); il diavolo-inquisizione-perversione sessuale nelle Chiese; l’ospedalizzazione-incarceramento della cura-terapia-nascita assimilata-confusa molte volte con la malattia-sociopatia-criminalità; la profusione confusionaria-etichettatrice-dogmatica della diagnostica , l’insicurezza-incapacità prognostica; la massificazione–mediocrizzazione della formazione spirituale-filosofica-scolastica-familiare dell’essere umano; l’abbassamento-livellamanto-riduzione della potenzialità creativa; l’indirizzamento-finalizzazione delle energie di interi popoli verso il materialismo consumistico o lo spiritualismo dogmatico senza intelligenza storico-civile, privati dell’anima cribrante che guida, dell’intenzionalità ontopoietica verso il benessere sociale ed in particolare, dell’intenzionalità psicosomatica delle individuazioni terapeuta-cliente che risolve o migliora la salute nei settings terapeutici.

Io sono la mia Terra. Anima

Ho visto la sua vita avanzare lentamente fino alla fine e senza il fine, sperdersi la sua identità nel nulla come cenere al vento!!!

Una candida goccia scivolare sul viso tra le anse di tanti ricordi e segni di un destino non suo, voluto da altri senza nome…

Ho visto la sua bontà rattrappita dal non amore…

Ho visto il mare della speranza nei suoi occhi trasparenti d’un azzurro

Rarefatto d’infinito

“Aiutami” palpitava la sua anima reclinando la chioma sul mio petto

“Aiutami ad amarmi per l’ultima volta…raccoglimi tra le palme della tua naturale saggezza…fammi volar via dove non possono più prendermi i pensieri gravitazionali!”

Io…chi io?

Mi son riconosciuto stella sul manto del dio e….ho svolto l’opera come si voleva

Ma adesso torno alla mia terra,

Perché io sono solo la mia terra!

Verità o falsità

Nei figli di ogni tempo sopravvivono molte volte , virtualità complessuali sessuali e alienanti che
derealizzano il loro destino di esseri umani sulla terra. L’entità di questo peso transgenerazionale che incubato da genesi di non senso provenienti da un altrove a volte apocrifo felice genera e moltiplica la moria del senso della presenza nel vivente già nel corso dell’esistenza del proprio tempo. Il valore di quanto osservo come infezione derealizzante o alienante , si può constatare, nei macrosistemi economici religiosi politici scientifici artistici ossia ovunque la logica dell’essere umano si applica dalla realtà alla fantasia al sogno, all’osservazione scientifica, e si constata un’infezione nella stessa logica reale, una sorta di inquinamento che corrisponde anche all’inquinamento nei macrosistemi suddetti e nell’ecologia terrestre.
La coscienza dell’ecologia terrestre si infonde naturalmente nella logica reale dell’osservazione scientifica e della azione o fantasia artistica. La logica reale, questa logica reale, di cui parlo e intendo, è una percezione di contatto con ogni dato osservato, con ogni sogno o fantasia realizzata. Persino il senso generativo autopoietico della poesia da Aristotele ad oggi ne è fortemente ,
immancabilmente infuso e ,
traspone nelle menti, nelle coscienze il suo proprio autentico senso di realtà. Ed è questo autentico senso di realtà che predispone la coscienza alla percezione della verità o falsità di un’opera artistica,di uno scritto, di un’osservazione scientifica, attraverso un affine e preziosa e precisa propriocezione della psiche somatica, del valore di contatto osservato, e del senso che esso ha per il proprio e altrui processo esistenziale, per la coscienza Via …
….andante della realizzazione multi – universale. Infatti è la nostra coscienza che si instrada a volte verso l’universo, creando le coordinate con le teorie vere o false dell’osservazione astrofisica. Entro questa coscienza si diffonde il logos o principio di realtà di questa o quella osservazione mentale o fisica sempre in armonia con una omeostasi o biodiversità ecosistemica .

Il vero umano

Esiste una sorta di distruttività gratuita e deficiente operata attraverso poteri locali o globali da menti immature e infantili  , malate di una sociopsicopatia accuratamente celata in immagini formali di nobiltà, cultura, arte, scienza o amore per la terra , gli animali e per l’umanità sofferente…una cruda e sottile distruttività sottocodice, legata ai soldi e a tutto ciò che materializza e svilisce l’essere umano…una distruttività che si evidenzia e si autodenuncia dal non saper accettare l’autentico cambiamento, la comunità sostenibile  delle esperienze radicali sul territorio,  la proposta semplice continua quotidiana della pace-armonia tra le specie viventi , la capacità di dialogo sincero e democratico tra le menti, l’espressione unica del bambino, dell’anziano, del diverso quando alzano il dito chiedendo di dire la propria, che non sa motivare i giovani alla creatività e li penalizza nell’autorealizzazione felice, …una distruttività gestita da un sistema alienante , dentro alcuni individui alienati che non hanno il coraggio di gridarla perché soffocati dentro dalla stessa e la devono far pagare subdolamente ai buoni , ai veri umani amanti della propria terra…una distruttività che ha bisogno di tramare nell’ombra, di non essere scoperta nel confronto a viso aperto perché non ha la ragione vitale per sostenerlo, …una distruttività che in nome del niente , mira solo a distruggere il senso e l’esperienza della vita in sè per non essere distrutta perché in realtà una tale distruttività non esiste per distruggere una casa o una fattoria al fine di costruirne una nuova più bella e funzionale, …quella tale distruttività  esiste per distruggere e basta fino a consumarsi nel distruggersi da sola!
Il vero umano invece lo riconosci perché fa salute e armonia tra mille difficoltà ed è in grado di radicare gioia insieme agli alberi e all’insalata, sa giocare con le farfalle, gli uccelli , i cavalli e i bimbi monelli, sa zappare, cucinare , scrivere, filosofare, sognare e dipingere ogni volta ricreando la libertà intorno e il significato di ogni granello di vita nella materia e nell’aria o laddove la visione è aprica nell’anima che non si vede!

Sono agnostico credente
 Sono ateo sapiente
 e son venuto qua per raccogliere
 da bambino, vecchio impertinente
 Ogni prova dell'oltre esistente
 Affinché la vita qui possa volere...
  fare, d'ogni credo che ha potere ,
 Nelle case, strade, della gente, 
 Solo la verità se dio è o è niente!
 Non ti affannare tu credente
 Non voglio usurpar libertà di mente
 Nè aggiogar a teoria deficiente,
  prove darò per chi si vuol cosciente,
 Botte tante al dogma incoerente
 Di realtà e d'anima carente
 Io sono e sarò per primo prova 
 di gravità il fin che al tutto muova