L’Antica Armonia Naturale

 

Se oggi si prospetta la necessità per l’uomo di ritrovare un senso di vita che risulti in armonia con l’ambiente circostante, in passato questo avveniva spontaneamente ed in modo del tutto naturale.
La consapevolezza che i fenomeni naturali non erano prodotti dal caso ma regolati da un sistema di causa ed effetto e la conoscenza di come l’ambiente, lo stile di vita, i rapporti umani, intervenissero nella determinazione dello stato psicofisico individuale, hanno fatto si che nelle antiche culture della Magna Grecia, culla della civiltà dell’occidente, si cercasse di riproporre, in tutte quelle che erano le “ vicende umane” la naturale armonia del Cosmo. Per i greci l’armonia era la Physis, la Natura, cioè la totalita’ delle cose “venute all’essere”, era l’equilibrio perfetto.
L’idea dell’Armonia Cosmica venne introdotta dalla scuola di Pitagora nell’enunciazione della dottrina dell’anima con la distinzione tra “ terminato e interminato”. Filolao, discepolo di Pitagora e contemporaneo di Socrate, riporta nel suo scritto :” Circa la Natura e l’armonia”
“ L’Essenza delle cose, che è eterna e la stessa natura, ammettono conoscenza divina e non umana; oltre che non sarebbe possibile che alcuna delle cose esistenti venisse da noi conosciuta se l’essenza delle cose di cui consta il cosmo non fosse insieme di cose terminate e cose interminate. Poiché i princìpi non nacquero simili né omogenei sarebbe stato impossibile creare con essi il cosmo, se non fosse intervenuta Armonia, qualunque sia stato il modo in cui essa è nata”
( Pugliese Carratelli, Megale Hellàs, UTET). La concezione dell’appartenenza alla totalità ha fatto si che si sviluppasse un profondo rispetto di quello che era esterno all’uomo proprio perché convinti del continuo scambio tra l’Essere Umano ed il Divino.
Vi è una correlazione tra il senso dell’Essere ed il senso di Dio. La religione altro non è che “ il percorso” attraverso cui si tende al senso dell’Essere Divino.( F.Palmirotta – Lezione di Musicoterapia)
Questa convinzione è ben visibile anche nel tipo di architettura del tempo, i Templi, la oikos divina, che, oltre a dare immediatamente una sensazione visiva di armonia, mostrano chiaramente la concezione del rapporto con il Divino. Il Tempio greco, infatti, era una struttura semi aperta a testimoniare la continua interazione sinergica tra esterno e interno, con all’interno l’altare accessibile a tutto il popolo. All’interno dei templi, oltre che le cerimonie, venivano istruiti i giovani sulle Arti e sulle Scienze. Nella costruzione venivano rispettate le “ sacre geometrie”, quelle alla base delle Scienze Matematiche col fine di inserire l’uomo nella Legge Universale dell’Armonia.
“ Che cos’è il più bello?” “ l’Armonia”
Questo è uno dei “segreti” pitagorici di cui ci parla Giamblico nella sua “ Vita pitagorica” dove più che la celebrazione di un Maestro, si vede la ricostruzione di una prassi di vita virtuosa
Il cercare continuamente di mantenere l’armonia tra l’uomo e la natura, si manifestava soprattutto nel Mito attraverso cui viene narrata una realtà primigenia che sarebbe inconoscibile all’uomo attraverso l’uso della logica. È una verità eterna che trascende il tempo. I miti suscitano la comprensione intuitiva diretta; mettono in luce corrispondenze fra mondo esterno e mondo interno, fra macrocosmo e microcosmo. Il Mito è anche l’espressione della Bellezza della Verità assimilabile al concetto di Bene ( Uno) plotiniano dove la Bellezza altro non è che :
“armonizzazione delle parti della Natura e la salute c’è quando il corpo si accorda nell’Unità.”
Unità vista come Intelligenza, Saggezza, Bene che interagisce con l’anima umana continuamente.
E ancora nella celebrazione dei rituali misterici legati ai cicli della Terra. Presenti in tutte le culture, ne sono un esempio i Misteri Eleusini, celebrati due volte l’anno nella città di Eleusi. La data di celebrazione corrispondeva ai momenti di riposo e di risveglio della natura. Legati al culto di Demetra ( Cerere per i romani) privata della figlia Perfesone rapita dal dio degli Inferi; Persefone ( Kore) viveva 6 mesi nell’Ade e sei mesi fuori dagli inferi, i sei mesi ipogei corrispondevano all’inverno, periodo di riposo per la fertilità della terra. In attesa che Persefone tornasse e Demetra ripristinasse la fertilità della terra e la raccolta delle messi.
Lo stesso concetto di “Philosophia” includeva un modus vivendi, si trattava infatti di pratica filosofica. I filosofi alla loro dottrina associavano una “scuola” dove oltre agli insegnamenti di arti e scienze, vigeva una condotta di vita finalizzata al raggiungimento e/o mantenimento di quell’armoniosità nell’Essere Umano che era responsabile della buona salute psicosomatica individuale prima, e della collettività in un secondo momento.
Era questo lo scopo del movimento filosofico-religioso nato in Grecia nel VII sec. a.C. circa: l’Orfismo, il cui nome è collegato a quello del Poeta-Cantore Orpheus che partecipò alla spedizione degli Argonauti alla ricerca del vello d’oro.
Ad Orfeo, la leggenda narra che fu lo stesso Apollo a donargli la Lira. Con il suo strumento Orfeo, era in grado di “incantare” non soltanto gli animali, ma anche alberi, rocce traendone le “ divine armonie”. Fu questo il motivo per cui accompagnò la spedizione degli Argonauti durante la quale egli era in grado di placare le tempeste in mare con il suo strumento apollineo, ripristinando l’armonia. Il mito narra che Orfeo morì a causa della sua passione amorosa, quando, nel tentativo di riportare la sua amata Euridice dal regno degli inferi, non seppe resistere all’ammonimento di Ade che gli proibiva di voltarsi indietro durante l’ascesa e guardare Euridice in volto. Orfeo si voltò ed Euridice venne nuovamente rapita negli abissi degli inferi. Orfeo capii il le motivazioni che lo indussero a voltarsi e, la consapevolezza, lo portò ad avere un atteggiamento distaccato e sprezzante nei confronti delle donne di Tracia, le baccanti, le quali ( secondo la versione di Pausania) sentendosi oltraggiate lo fecero a pezzi. Soltanto interrompendo l’armonia del suono generato dalla lira di Orfeo fu possibile ucciderlo, quando le urla delle baccanti ed il suono del corno furono più forti del suono della lira.
Orfeo è l’esempio di una comunicazione non verbale, in questo caso lui utilizzava la musica per collegarsi al linguaggio della natura, da anima ad anima. L’anima viene incantata, tenderebbe ad eclissarsi se si volesse farla discorrere secondo la logica razionale
Secondo la concezione orfica, nell’uomo agiscono contemporaneamente una parte divina ed una, detta titanica, passionale vista in accezione negativa nel momento in cui “ violenta lo spirito” umano. L’uomo può conoscere in vita la sua vera natura, ma per farlo deve allontanarsi dal “ modo di vivere le sue passioni”, deve far si che queste non divengano una limitazione per la sua coscienza, ma che vivano in armonia con essa. Per far si che questo accada l’uomo deve vivere una vita “ispirata” al Bene, un cammino che lo porti alla scoperta del divino in lui. Secondo l’orfismo prima ed il pitagorismo poi, la psiche era contenuta nel corpo degli uomini e soltanto una catarsi, purificazione, poteva liberarla dalle concupiscenze e donarle vita eterna. Ma cosa era il “Primo Bene” a cui bisogna tendere ? Plotino nelle Enneadi distingue il primo Bene dagli altri beni:
“Dato che un essere è composto da diverse parti ed il suo bene è l’atto proprio, naturale e non deficiente della parte migliore, si potrà dire che per ogni essere il bene è diverso dall’attività di una vita conforme a natura? Il bene naturale per l’anima è la sua attività. Ma se una anima tende i suoi atti verso il perfetto, essendo anch’essa perfetta, il bene non è tale soltanto per lei, ma è il Bene assolutamente concepito.
( Plotino-Enneadi, VII (54))
Questo era il senso della vita filosofica, una vita tesa alla purificazione affinchè anche in vita si possano palesare i segni della vita psichica intesa come vita dell’Anima.
“ Ricondurre il divino che è in noi al divino dell’universo” faceva dire Porfirio a Plotino. Perché questo potesse avvenire in vita era necessaria la purificazione dell’anima. Sebbene le dottrine sia di Pitagora che Platone e Plotino, parlino di purificazione dell’anima, tanto quanto le varie e diverse confessioni religiose, ciò che le distingue da esse è il fatto che la purificazione dell’anima, avviene attraverso l’anima stessa e non grazie ad interventi esterni che portano in salvo le anime macchiatesi di peccato ( il “ Salvatore” per i cristiani ).
La catarsi avveniva seguendo delle precise discipline che avevano lo scopo di temprare l’anima e le sue pulsioni, di liberarla dalla sua egoicità che offuscava la visione dell’Uno-Tutto; mancanza di visione che privava l’uomo della sua partecipazione all’armonia del cosmo. Era questo “difetto” a generare uno squilibrio psicosomatico responsabile di dis-armonia che era poi alla base della mancanza di benessere.
A questo servivano le ritualità del tempo oggi contaminate dal dilagante riduzionismo che le depaupera del loro originario senso-azione riducendole ad un insieme di false credenze, ignoranza condita con un po’ di depravazione che non guasta mai.
Attraverso l’esercizio della contemplazione, che non consisteva in una passiva immobilità fisica con lo sguardo fissato su un oggetto, ma era un’attività volitiva cosciente dell’uomo e per questo dotata di una forza generatrice, si diventava un tutt’uno con l’oggetto contemplato. L’attività contemplativa era dedita alla conoscenza del Principio e comportava la trasformazione di sé guidata da Amore. Amore inteso come forza primigenia generatrice del cosmo. Le qualità e virtù delle anime dipendevano infatti da quello che contemplavano. Ne dà una descrizione Platone nel mito della Biga Alata, nel quale viene spiegata la vera natura dell’Anima:
. “La vera ragione per cui le anime si affannano tanto per scoprire dove sia la Pianura della Verità è che lí in quel prato si trova il pascolo congeniale alla parte migliore dell’anima [c] e che di questo si nutre la natura dell’ala, onde l’anima può alzarsi. Ed ecco la legge di Adrastea. Qualunque anima, trovandosi a seguito di un dio, abbia contemplato qualche verità, fino al prossimo periplo rimane intocca da dolori, e se sarà in grado di far sempre lo stesso, rimarrà immune da mali.”
Perché l’arte contemplativa potesse portare alla percezione bisognava, afferma Plotino, farsi uno in se stesso, togliere il superfluo, rimanere essi stessi ciò che si voleva conoscere.
Tu eri già tutto, ma poiché qualche cosa ti si è aggiunta in più del tutto, tu sei diventato minore del tutto per questa aggiunta stessa. Tale aggiunta non aveva nulla di positivo, era interamente negativa. […]Chi diventa qualcuno non è più il tutto, gli aggiunge una negazione. E ciò dura finché non si scarti tale negazione. […]. Ma se uno s’è fatto qualcuno per mezzo del non essere, egli è non-tutto, e sarà tutto quando avrà eliminato il non-essere. ( Plotino-Enneadi)

Vi erano alcune regole di base comuni alle più famose scuole filosofiche. Queste erano:
 Limitarsi nell’assunzione di carni
 Attenersi al necessario nel mangiare e nel bere
 Non coltivare l’irascibilità
 Sopprimere la paura
 Estirpare la concupiscenza per ciò che è impuro
 Coltivare le virtù
 Interrogare la coscienza sul proprio operato
Venivano chiamati “ consigli” e, se ci soffermiamo, sembrano più attuali che mai. Cibarsi di carne veniva considerato dannoso già 2500 anni addietro, quando ancora gli animali “da carne” non venivano allevati ad antibiotici e steroidi per aumentarne la massa.
“Est modus in rebus” diceva Protagora: c’è una misura in ogni cosa, e l’equilibrio era alla base della vita filosofica; equilibrio che si manifestava nel mangiare, nel bere, nei sentimenti di gioia o dolore che siano. Particolare rilievo veniva dato al sentimento della paura: essa, infatti, era nemica della Volontà intesa come energia pura e creatrice.
Le limitazioni consigliate, non costituivano una sorta di proibizionismo, ma erano solo la prima tappa della catarsi che poi consentiva quello che era il vero fine della prassi filosofica: il coltivare le virtù che avvicinava l’uomo al Sommo bene e lo metteva in contatto con il divino in lui. Come già facevano gli orfici:
“…e il contrario sentiamo dire in altre occasioni, quando non si osava neppure gustare la carne di bue, né si sacrificavano animali agli dèi, bensì si offrivano focacce e frutti immersi nel miele e altri simili sacrifici puri, e quando ci si asteneva dalle carni, ritenendo contrario alla religione il mangiarne e macchiare di sangue gli altari degli dèi: piuttosto gli uomini viventi allora avevano certi modi di vita che si chiamano orfici, rivolgendosi a tutto ciò che non ha vita e astenendosi al contrario da tutti gli esseri animati”. (Platone, Leggi, 782 c-d)

Ontosophy: an Holistic Approach to the Therapy by Francesco Palmirotta, Psy. D. and Phi. D

In the word Ontosophy we find the concept of the wisdom of being which is linked not only to the meaning of these words in the presocratic philosophy, but also to the practice of Sophia as a therapy by the ancient philosophers. In spite of this, Ontosophy apparently only found itself in the history of the culture in more recent times and has undergone a series of particularly significant trials and tribulations in relation to the discussion that we are making about the fortune of holism in western culture. The word Ontosophy appeared for the first time (Ferrater Mora J., 1963, pp. 36-47) in some work by Caramuel y Lobkowitz, and was discussed in more detail in the work “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” by Johann Clauberg in 1647, then by A. Genovesi in 1745; it was replaced by the term Ontology, introduced as a technical term in philosophy by Jean Le Clerc or Ioannis Clericus in the second treatise entitled “Ontologia sive de ente in genere” dated 1722 and was definitively systematically legitimated in the philosophical terminology of the time by the dogmatic rationalist philosopher Christian Wolff. He also guided the illuminist philosophers or the anonymous author who wrote the article “Ontology” in the French Encyclopaedia, who were rather acritical towards Wolff’s “Filosofia prima sive ontologia” and presented his dogmatic thought as rational pre-illuminist. Thus from Wolff onwards the sense of the Ontosophy was eclipsed and was darkened for 300 years and for the philosophic and scientific consciousness of our times and the significant importance of wisdom within the dimension of the Being was also replaced in the common philosophic linguistics with the term Ontology which refers only to the discourse, to the logos without logotikoi, to the word-speaking of the being, deprived of its own who or motivating subjectivity on which it is based. Ferrater-Mora writes (Ferrater Mora J., 1963, p. 47): “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.” Thus the term “Sophos”, intended as being aware of a psychic and intentional knowledge-energy in the living being or in the world of existence, was created in the indo-European history and culture before “Logos” and has a wider and more radically cosmic meaning, but it was Logia, not even Logos, as its main etymo, to assume importance in science and in art, in literature and in philosophy, in dialogic, therapeutic and non-therapeutic relations …. losing itself along the way in the idea of a knowing start-end which informed latently or patently the sense of the discourses, of the banquets, of the human actions. Ontosophy could have become a more comprehensive discipline and in any case independent from Christian Theology (Catholic-Protestant), and could have founded the true Metaphysics as first philosophy at least according to the title of Clauberg and to what Genovesi stated about a century later but also according to the sense of ontos-olos-sophos present at the origins of the western culture in Parmenides, Pythagoras, Homer, Esiodo, Talete and other ancient masters. The removal-repression of ontosophy, wisdom of being, in civilisation and in history (indeed, according A. Genovesi’s biography, 1713-1769, he was accused of rationalism and atheism after the pubblication of his ponderous opera “Elementa methaphysicae mathematicum in modum adornata”, 1743-1745, by the Catholic Church so he couldn’t hold the chair of theology – c.f. web site “Illuminismo e diritti dell’uomo” in the references), goes hand in hand with epistemic expropriation of the sense of wisdom and of its use in the practice of daily life (and this is indirectly proven also by the assertion in the western subculture of categorical, negative, apparently indissoluble or incurable or incomprehensible hypostasis like diversity, alienation-madness-schizophrenia (Foucault, 1978), the devil-inquisition-sexual perversion in Churches, hospitalisation-incarceration of the cure-therapy-birth assimilated-confused many times with illness-sociopathy-criminality; the bewildering-labelling-dogmatics of diagnostics, the prognostic insecurity-incapacity; the massification-mediocrisation of the spiritual-philosophical-scholastic-familiar training; the addressing-finalising of the energies of whole peoples towards the consumerist materialism or dogmatic spiritualism without historical-civil intelligence, without the guiding soul from the ontopoietic intentionality towards social well-being and in particular: psychosomatic intentionality of the therapist-client individuat which solves or improves the health in the therapeutic settings. Symposium: Holism Beyond Postmodernism C. Aanstoos, M. Arons, F. Palmirotta Ontosophy: an Holistic Approach to the Therapy by Francesco Palmirotta, Psy. D. and Phi. D. Licensed Psychologist-Psychotherapist in Private Practice & Director AOP (Psychosomatic Ontosophy Association)

Symposium: Holism Beyond Postmodernism

 

La parola Ontosofia è comparsa la prima volta (Ferrater Mora J., 1963, pp. 36-47) in alcune opere di Caramuel y Lobkowitz, ed è stata ampiamente trattata nell’opera  “Metaphysica de ente, que rectius Ontosophia…” di Johann Clauberg nel 1647, quindi da A. Genovesi nel 1745; essa fu sostituita dal  termine Ontologia, introdotto come termine tecnico in filosofia da Jean Le Clerc o Ioannis Clericus nel secondo trattato intitolato “Ontologia sive de ente in genere” del 1722 e fu definitivamente sistematicamente legittimata nell’agone filosofico del tempo dal filosofo dogmatico razionalista Christian Wolff. Questi indirizzò anche i philosophers illuministi o l’anonimo autore che scrisse l’articolo “Ontologia” nella Encyclopaedia francese, che furono piuttosto acritici verso la “Filosofia prima sive ontologia” di Wolff  e presentarono il suo pensiero dogmatico come razionale pre-illuminista. Così da Wolff in poi si eclissò ed oscurò per 300 anni e per la coscienza filosofica e scientifica dei nostri tempi, il senso dell’Ontosofia ed anche la pregnanza significante della Saggezza insita nella dimensione dell’Essere fu sostituita nella comune linguistica filosofica con il termine Ontologia che si riferisce solo al discorso, al logos privo di logotikoi, alla parola-parlare dell’essere, privato del proprio chi o soggettività motivante che la fonda.

Scrive Ferrater-Mora (Ferrater Mora J., 1963, p. 47): “We may blame the French philosophes for lack of historical sense, if not historical information. But it may well happen that by 1765 Calovius, Caramuel, Clauberg, Micraelius, Chauvin et al., had already been forgotten, or else overshadowed by Wolff.”.

Quindi il termine “Sophos”, inteso come consapevolezza di un sapere-energia psichico ed intenzionale nel vivente o nel mondo dell’ esistenza, nasce nella storia e nella cultura indoeuropea, prima di “Logos” ed ha un significato più esteso e più radicalmente cosmico, ma è stata la Logia, neanche il Logos, come suo principio etimo, ad assumere rilevanza nella scienza e nell’arte, nella letteratura e nella filosofia, nelle relazioni dialogiche, terapeutiche e non…. perdendosi via via nel nulla l’idea di un principio-fine sapiente che informava latente o patente il senso dei discorsi, dei conviti, delle azioni umane.

L’ Ontosofia sarebbe potuta divenire una disciplina più comprensiva e comunque indipendente dalla Teologia cristiana (cattolico-protestante), e avrebbe potuto fondare la vera Metafisica in quanto prima filosofia almeno secondo quanto titola Clauberg e quanto afferma Genovesi circa un secolo dopo ma anche secondo il senso di ontos-olos-sophos presente alle origini della cultura occidentale in Parmenide, Pitagora. Omero, Esiodo, Talete ed altri antichi maestri .

La rimozione-repressione dell’ontosofia, saggezza dell’essere, nella civiltà e nella storia (biografia di A. Genovesi al proposito), va di pari passo con l’espropriazione epistemica del senso di saggezza e del suo utilizzo nella pratica della vita quotidiana. Questo è provato indirettamente anche dall’affermarsi nella sociocultura occidentale di ipostasi categoriche, negative, apparentemente indissolubili o incurabili o incomprensibili quali: la diversità, l’alienazione-pazzia-schizofrenia (Foucault, 1978); il diavolo-inquisizione-perversione sessuale nelle Chiese; l’ospedalizzazione-incarceramento della cura-terapia-nascita assimilata-confusa molte volte con la malattia-sociopatia-criminalità; la profusione confusionaria-etichettatrice-dogmatica della diagnostica , l’insicurezza-incapacità prognostica; la massificazione–mediocrizzazione della formazione spirituale-filosofica-scolastica-familiare dell’essere umano; l’abbassamento-livellamanto-riduzione della potenzialità creativa; l’indirizzamento-finalizzazione delle energie di interi popoli verso il materialismo consumistico o lo spiritualismo dogmatico senza intelligenza storico-civile, privati dell’anima cribrante che guida, dell’intenzionalità ontopoietica verso il benessere sociale ed in particolare, dell’intenzionalità psicosomatica delle individuazioni terapeuta-cliente che risolve o migliora la salute nei settings terapeutici.

Io sono la mia Terra. Anima

Ho visto la sua vita avanzare lentamente fino alla fine e senza il fine, sperdersi la sua identità nel nulla come cenere al vento!!!

Una candida goccia scivolare sul viso tra le anse di tanti ricordi e segni di un destino non suo, voluto da altri senza nome…

Ho visto la sua bontà rattrappita dal non amore…

Ho visto il mare della speranza nei suoi occhi trasparenti d’un azzurro

Rarefatto d’infinito

“Aiutami” palpitava la sua anima reclinando la chioma sul mio petto

“Aiutami ad amarmi per l’ultima volta…raccoglimi tra le palme della tua naturale saggezza…fammi volar via dove non possono più prendermi i pensieri gravitazionali!”

Io…chi io?

Mi son riconosciuto stella sul manto del dio e….ho svolto l’opera come si voleva

Ma adesso torno alla mia terra,

Perché io sono solo la mia terra!

Verità o falsità

Nei figli di ogni tempo sopravvivono molte volte , virtualità complessuali sessuali e alienanti che
derealizzano il loro destino di esseri umani sulla terra. L’entità di questo peso transgenerazionale che incubato da genesi di non senso provenienti da un altrove a volte apocrifo felice genera e moltiplica la moria del senso della presenza nel vivente già nel corso dell’esistenza del proprio tempo. Il valore di quanto osservo come infezione derealizzante o alienante , si può constatare, nei macrosistemi economici religiosi politici scientifici artistici ossia ovunque la logica dell’essere umano si applica dalla realtà alla fantasia al sogno, all’osservazione scientifica, e si constata un’infezione nella stessa logica reale, una sorta di inquinamento che corrisponde anche all’inquinamento nei macrosistemi suddetti e nell’ecologia terrestre.
La coscienza dell’ecologia terrestre si infonde naturalmente nella logica reale dell’osservazione scientifica e della azione o fantasia artistica. La logica reale, questa logica reale, di cui parlo e intendo, è una percezione di contatto con ogni dato osservato, con ogni sogno o fantasia realizzata. Persino il senso generativo autopoietico della poesia da Aristotele ad oggi ne è fortemente ,
immancabilmente infuso e ,
traspone nelle menti, nelle coscienze il suo proprio autentico senso di realtà. Ed è questo autentico senso di realtà che predispone la coscienza alla percezione della verità o falsità di un’opera artistica,di uno scritto, di un’osservazione scientifica, attraverso un affine e preziosa e precisa propriocezione della psiche somatica, del valore di contatto osservato, e del senso che esso ha per il proprio e altrui processo esistenziale, per la coscienza Via …
….andante della realizzazione multi – universale. Infatti è la nostra coscienza che si instrada a volte verso l’universo, creando le coordinate con le teorie vere o false dell’osservazione astrofisica. Entro questa coscienza si diffonde il logos o principio di realtà di questa o quella osservazione mentale o fisica sempre in armonia con una omeostasi o biodiversità ecosistemica .

Il vero umano

Esiste una sorta di distruttività gratuita e deficiente operata attraverso poteri locali o globali da menti immature e infantili  , malate di una sociopsicopatia accuratamente celata in immagini formali di nobiltà, cultura, arte, scienza o amore per la terra , gli animali e per l’umanità sofferente…una cruda e sottile distruttività sottocodice, legata ai soldi e a tutto ciò che materializza e svilisce l’essere umano…una distruttività che si evidenzia e si autodenuncia dal non saper accettare l’autentico cambiamento, la comunità sostenibile  delle esperienze radicali sul territorio,  la proposta semplice continua quotidiana della pace-armonia tra le specie viventi , la capacità di dialogo sincero e democratico tra le menti, l’espressione unica del bambino, dell’anziano, del diverso quando alzano il dito chiedendo di dire la propria, che non sa motivare i giovani alla creatività e li penalizza nell’autorealizzazione felice, …una distruttività gestita da un sistema alienante , dentro alcuni individui alienati che non hanno il coraggio di gridarla perché soffocati dentro dalla stessa e la devono far pagare subdolamente ai buoni , ai veri umani amanti della propria terra…una distruttività che ha bisogno di tramare nell’ombra, di non essere scoperta nel confronto a viso aperto perché non ha la ragione vitale per sostenerlo, …una distruttività che in nome del niente , mira solo a distruggere il senso e l’esperienza della vita in sè per non essere distrutta perché in realtà una tale distruttività non esiste per distruggere una casa o una fattoria al fine di costruirne una nuova più bella e funzionale, …quella tale distruttività  esiste per distruggere e basta fino a consumarsi nel distruggersi da sola!
Il vero umano invece lo riconosci perché fa salute e armonia tra mille difficoltà ed è in grado di radicare gioia insieme agli alberi e all’insalata, sa giocare con le farfalle, gli uccelli , i cavalli e i bimbi monelli, sa zappare, cucinare , scrivere, filosofare, sognare e dipingere ogni volta ricreando la libertà intorno e il significato di ogni granello di vita nella materia e nell’aria o laddove la visione è aprica nell’anima che non si vede!

Sono agnostico credente
 Sono ateo sapiente
 e son venuto qua per raccogliere
 da bambino, vecchio impertinente
 Ogni prova dell'oltre esistente
 Affinché la vita qui possa volere...
  fare, d'ogni credo che ha potere ,
 Nelle case, strade, della gente, 
 Solo la verità se dio è o è niente!
 Non ti affannare tu credente
 Non voglio usurpar libertà di mente
 Nè aggiogar a teoria deficiente,
  prove darò per chi si vuol cosciente,
 Botte tante al dogma incoerente
 Di realtà e d'anima carente
 Io sono e sarò per primo prova 
 di gravità il fin che al tutto muova

 

alcune esperienze in Musicoterapia Psicosomatica

io

La mia esperienze con la Musicoterapia psicosomatica, riguarda il mio sistema osteoarticolare. Oggi ho 37 anni, quando ne avevo 12 mi venne diagnosticata una scoliosi cervicale, dorsale ( con fulcro nella 7° vertebra), ed una lombare. Questo ha portato una asimmetria del bacino che risultava presentare la cresta iliaca sinistra più alta rispetto alla destra. Cifosi ed una spondilosi che creava l’usura della cartilagine vertebrale e dei dischi. Tutto questo mi procurava dolori continui h24 e costanti sia alle ossa che ai muscoli, che soffrivano della errata postura.

Gli ortopedici, i lionesi, mi prescrissero un busto ortopedico intero, rigido ( resina) che mi sostenesse fino alla mandibola, poggiava quindi fin sotto il mento. La prescrizione era per 2 anni e avrei dovuto portarlo tutti i giorni tutto il giorno, notte compresa, potendolo togliere soltanto un ora al giorno, che di solito coincideva con il momento della doccia. Inoltre sostenevano che con il tempo sarei comunque peggiorata.

Così feci, portai il busto giorno e notte per 2 anni. I dolori erano anche peggiori adesso vista l’aggravante dell’immobilità e tutto il resto che possiamo mettere in secondo piano. I primi tre mesi la mia statura si elevò di 5 cm e stavo evidentemente dritta. Contemporaneamente praticavo nuoto e ginnastica correttiva. Dopo i due anni di prescrizione, lo tolsi e mi accorsi che avevo sofferto invano. I dolori erano gli stessi, la curvatura invariata, l’asimmetria era tale e quale, i cm di altezza, li persi immediatamente, in più avevo i muscoli perennemente infiammati, infiammazioni continue al nervo sciatico e valgismo alle ginocchia. A tutto questo ed al dolore, mi abituai devo dire presto, tanto che speravo di non provare mai un giorno senza dolore, perché altrimenti non avrei potuto riabituarmi ad esso. Cosi gli anni passavano ed io non mi sono mai sentita “l’invalida” che non poteva fare qualcosa altrimenti sarebbe rimasta bloccata con la schiena, continuavo a fare tutto quello che mi passava per la testa, comprese scalate montane durante le campagne geologiche ai tempi dell’università. Devo dire che, invece è capitato, che le persone a me più vicine, mi abbiano messo addosso questo senso di invalidità, impotenza o peggio ancora di paura di restare bloccata. Ma io ho sempre risposto “ me la vedo io”. Ed effettivamente, me lo gestivo abbastanza bene, lo sopportavo essendo io una persona contraria ad ogni tipo di farmaco compresa l’aspirina. Ogni tanto qualche massaggio.

Periodicamente arrivava il “salvatore” di turno che si entusiasmava prendendola come una sfida e mi diceva : adesso ci penso io, risolvo tutto. L’ultimo fu un osteopata che una domenica d’estate, ero ormai adulta circa 25 anni, mi fece sdraiare su un tavolo e comincia la sua digitopressione con risultati terrificanti, ovviamente per me. Il dolore cominciò a dilatarsi, mi prese tutto il corpo, dentro e fuori, fino a provocarmi tremore negli organi interni, abbassamenti di pressione, nausea.

Da quel momento decisi di considerare la mia condizione come “ definitiva” e giurai che mai più nessuno avrebbe cercato di “aggiustarmi”. Alle’età di 34 anni, “approdo” a Solinio Village, una delle sedi della scuola di Ontosofia Psicosomatica e Musicoterapia. Comincio così la mia formazione con Franco Palmirotta.

Io credo che la salubrità di un posto, dipenda oltre che dalle caratteristiche fisiche, da altri fattori, come le persone che vi abitano e le attività che vi si svolgono. In un luogo dove, per credo di vita, tutte le attività sono tese al mantenimento ed alla produzione di Armonia, questa non può che amplificarsi come energia attiva e attivante e diventare di giovamento a tutti coloro che si recano in quel posto, anche se nella maggior parte dei casi di questo non si ha piena coscienza. Quindi fu la commistione di luogo, aria, formazione e il dato di fatto reale che, dopo il mio trasferimento, i “miei dolori” non erano più tutti i giorni e tutto il giorno, che mi fece pensare che la mia condizione tanto definitiva in fondo non fosse. Stavo visibilmente meglio, così, senza neanche accorgermene. Ma era fondamentale che io comprendessi il perché fosse avvenuto questo, inoltre repentino cambiamento. Cominciai così grazie agli incontri con il dr. Palmirotta, all’opportunità di essere presente ad alcuni suoi interventi con clienti, alle sessioni di musicoterapia, a prendere coscienza del mio Essere psicosomatico, di come funzionasse, di come interagisse con me l’esterno e di come interagissi io. Capitò diverse volte di partecipare ad un incontro di Musicoterapia Psicosomatica ed il risultato era sempre quello: seppure c’era qualche tensione, dolore all’inizio, durante la sessione o nel corso della notte, questo spariva. Vorrei descriverne una per tutte : da parecchi giorni avevo un forte.

dolore alla testa del femore ed all’acetabolo, la precisa sensazione che il femore dovesse staccassi dal bacino. Durante quei giorni mi ritornavano a memoria le parole degli ortopedici che sostenevano che sarei comunque peggiorata. Tutto questo non faceva altro che mettermi una grande sensazione di paura addosso, paura di camminare, paura che davvero si staccasse il femore e mi gettava dentro il dolore, mi faceva vivere quella sofferenza come una deficienza che non aveva altro effetto se non aumentare la patologia, alimentarla. Durante una sessione di Musicoterapia, il Dr. Palmirotta suonava il pianoforte, Mentre lui suonava io pensavo ai luoghi psicosomatici del corpo interferiti, percepivo come un fiume caldo fluire in tutto il corpo, saliva e scendeva continuamente, poi mi eliminò il dolore: prese tra le dita la zona dolorante e fu come se tolse un velo, qualcosa che non gli appartenesse, come se hai un velo sul volto che non ti consente di respirate. Non era accaduto un miracolo cattolico, ma una mirabilia si. Era stato riattivato, a seguito di un atto psichico voluto, di un’intenzionalità indirizzata ad un fine ben preciso, il mio principio auto poietico di ontosofia psicosomatica. Il mio organismo ricominciava a “suonare” secondo l’armonia naturale, senza dolore. I “ miei dolori” non erano più MIEI.

Quel dolore non tornò mai più.

DIAGNOSI PSICOSOMATICA ATTRAVERSO IL SOGNO

Secondo la concezione dell’Ontosofia Psicosomatica, l’onirologia è la ripresa di ciò che alimenta la vita attraverso l’ascolto della guida interiore che si manifesta nel Sogno. Il sogno è un insieme di immagini che si basano sull’esistenza di un evento luminoso. Perché si verifichi è necessaria una fonte luminosa che proietta ed uno schermo che riceva la proiezione, costituito dalla nostra psiche. Nel sogno si agisce. Da sempre il sonno ed i sogni hanno affascinato ed incuriosito l’essere umano. Se agli albori della nascita della cultura occidentale, questi erano considerati come messaggi della divinità e del maestro interiore ad ognuno e facevano parte della vita quotidiana dei singoli individui e della collettività ( polis), con il trascorrere dei secoli, la comparsa di dogmi religiosi, la divisione della Scienza che, da unica disciplina comprendente i saperi e la saggezza dei vari campi, viene divisa in tante discipline quante sono quelle dello scibile umano, insorge nell’uomo la paura dell’imponderabile, del non misurabile, del non tangibile che lo porta a trovare spiegazioni agli eventi che hanno l’esclusivo scopo di rassicurare sulla staticità degli eventi fino ad approdare al negazionismo. L’importanza del sonno e del sogno viene attestata dagli esperimenti di molti studiosi.

W. Dement, oltre gli studi sulla fase REM che dimostrarono ampiamente quanto questa sia fondamentale per l’equilibrio individuale ( le cavie private della fase morirono o andarono in psicosi), scoprì nei suoi anni di studio che quando il sonno scarseggia la prima cosa che viene a mancare è la motivazione interiore ad ogni essere umano. Egli sostiene infatti che alla base della creatività, i pensatori, devono possedere, oltre le conoscenze, una motivazione interna sostenuta dalla capacità di trarre piacere dall’atto creativo ( W. Dement -il sonno ed i suoi segreti pag.361). questo per dimostrare che nel corso di una fase di deprivazione del sonno, le prestazioni di ognuno si riducono drasticamente. La produttività, intesa come capacità di portare a termine un progetto, è strettamente correlata alla quantità ed alla qualità del sonno. Vi è, quindi, una diretta rispondenza dell’onirico con il senso della vita quotidiana.

In un testo di Bertini e Violani, Cervello e Sogno, viene evidenziato come vi siano dei meccanismi a livello cellulare che intervengano nella regolazione  della fase REM del sogno.  Secondo il principio di OP, questi “meccanismi” intervengono nelle cellule dell’intero organismo. Durante le fasi REM ogni cellula è interessata nell’intervento di scioglimento dello stress accumulato durante il giorno e partecipa alla ricostituzione  della psicobioenergia dell’individuo secondo un’intelligenza multidimensionale.

Gli stessi autori sopracitati, riferiscono che le fasi REM, possono essere variate con l’intervento di farmaci colino mimetici o adrenergici. Ma viene tralasciato del tutto che il sogno, non è il risultato della materia, non può essere infatti riprodotto in alcun modo con eventi materiali o con la somministrazione di catecolamine. Continua così la riduzione dell’Essere psichico dell’uomo. Questa tipologia di mentalità meccanicistica viene riscontrata anche in altri autori come Desoille nella sua opera “ teoria e pratica del sogno da svegli guidato” dove si evince il limite della medicina riduzionista quando definisce “astrazione” la nevrosi psicogena. Come dire che la psiche non genera alcuna nevrosi e queste compaiono in individui che manifestano una predisposizione. Ma Desoille, contraddice se stesso. Da un lato scrive un’intera opera per dimostrare che il sogno guidato da svegli risolve alcune nevrosi e che quindi la nevrosi è psicogena e si risolve con un’azione psichica; dall’altro asserisce che la psicosi è un’astrazione. Questi casi di contraddizione sono, purtroppo, molto frequenti nella letteratura scientifica. Basti ricordare il caso di Leonardo Ancona, considerato uno scienziato di chiara fama nell’ambito della psicoanalisi, membro della Società Psicoanalica Italiana, che afferma in “ La mia vita e la psicanalisi” pagina 457,  a proposito della capacità psicofisica individuale di rigenerazione:

la correzione di un franco stato psicosomatico in alcun modo si può correggere spontaneamente, sotto la spinta della Vis Medicatrix Naturae; ed è impossibile per le procedure terapeutiche, attualmente conosciute, che al massimo possono raggiungere un contenuto parziale e precario, cioè sintomatico, delle manifestazioni cliniche. “

E continua a pag 458 con una evidente contraddizione, affermando che:

“ per questo anche la terapia psicoanalitica delle somatosi si incontra con formidabili resistenze. H. Rosenfeld ( 1978) ha detto di aver dovuto fare 18 anni di trattamento intensivo per risolvere una psicosomatosi; rispettivamente un tentativo di aggredire la malattia attraverso l’ipnosi di profondità è riuscito, ma solo facendo precipitare il paziente in una psicosi florida….”. Quindi secondo Ancona, non esiste la vis medicatrix naturae o quantomeno non è responsabile della guarigione di malattie psicosomatiche, e neanche la psicoanalisi funziona. Nell’unico caso di disturbo psicosomatico da lui conosciuto, afferma che il paziente, nonostante i 18 anni intensivi di psicoanalisi, non solo non ha risolto la sintomatologia, ma è “precipitato in psicosi”. Da notare che Ancona chiama “tentativo riuscito” una grave conversione sintomatologica del paziente, che lo ha portato a precipitare ( termine utilizzato dallo stesso Ancona) da un disturbo psicosomatico ad una “psicosi florida”. E questo è alquanto grave per uno scienziato del calibro di Ancona, per come viene considerato dalla scienza ufficiale, confondere, dentro di sé, il concetto di risoluzione sintomatologica, con quello di conversione.

Continuando sempre nello stesso testo, a pag 459 afferma:

“ di fatto la malattia psicosomatica, una volta evocata, si auto mantiene e nella vita adulta, prende frequentemente un andamento progressivo in gravità. La sua guarigione immediata rimane comunque non spiegata dalle attuali conoscenze scientifiche, anche se una volta verificatasi, non risulta essere contro natura”

La contraddizione si fa sempre più rilevante considerando che, nel primo passo citato, sosteneva che la vis medicatrix naturae, non interviene nei processi di guarigione e qui sostiene che comunque sia, la guarigione non appare contro natura.

Il successo della psicoterapia si basa sull’autenticità dell’incontro tra il terapeuta ed il paziente. Qualunque terapeuta che non abbia maturato in sé la capacità terapeutica ( nell’originario senso etimologico del termine “ prendersi cura”), la propria dimensione psichica, il proprio essere psicosomatico, non è in grado di comprendere le capacità della psicoterapia. La psicoterapia apparentemente lavora con le parole, ma di fatto, utilizza diverse modalità di comunicazione, modalità psichiche, queste si trovano dietro le quinte delle parole. Comunicano il senso della psiche. Ho utilizzato questo metodo con i miei pazienti e non è necessario conoscere tutti gli avvenimenti, la necessità è quella di trovare un punto dentro di lui e che lui si renda conto che l’ho trovato, chiamiamolo anima, psiche, ma è una precisa sensazione. Questa sensazione è psiche e soma e sta dentro di noi.

La letteratura, dalla più antica alla più moderna, è ricca di esempi in cui il Sogno si manifesta ora come profetico, ora come contatto col divino o come intuizione. Ne sono un esempio il Somnium Scipionis o ancora il sogno intuitivo fatto da Kekulè che sognò la formula del benzene; o quello dell’archeologo Shliemann che sognò la città di Troia che avrebbe poi scoperto. In tutti i casi il sogno costituiva e costituisce un messaggio della Psiche destinato o al singolo individuo o ad una collettività Ecco perché gli antichi Maestri si servivano del Sogno quale intervento terapeutico. Lo stesso Ippocrate afferma nel libro IV o “ sui sogni”, del corpus Hyppocraticum che mentre durante il giorno l’anima non può essere pienamente se stessa,

“ ma quando il corpo riposa , l’anima, muovendosi desta, governa la propria casa e compie da sola tutte le azioni del corpo essa avverte tutte le condizioni fisiche del soggetto e le manifesta come immagini nei sogni”. Nei santuari di Asclepio ( il Dio greco della medicina) vi erano delle aree preposte, gli Asklepieîon ( grande dormitorio), dove venivano accolti i “ malati” che attraverso l’esperienza mistica del sogno sarebbero arrivati alla guarigione. La fase del sonno e del sogno rappresenta, quindi, il momento centrale della guarigione. Durante il sonno, grazie all’abbassamento di livello della coscienza ordinaria, si manifestava al malato il suo reale stato psicosomatico e questo viveva fenomeni di veggenza. Il momento della guarigione aveva ben poco a vedere con la medicina. Era piuttosto, un’esperienza personale guidata dal Maestro. Quindi il percorso che porta alla guarigione deve di necessità essere un percorso interiore, un percorso verso la conoscenza e la comprensione della psiche dell’Essere umano e su come esista e sia reale la presenza all’interno di ogni individuo, di un principio, il principio di Ontosofia Psicosomatica, che tende, secondo natura, al benessere psiche-soma nell’individuo. Artemidoro dà una definizione del sogno, quale “ un movimento multiforme dell’anima, che segnala i beni e i mali futuri” . Diogene Laerzio ci dice che per i Pitagorici i sogni sono dei messaggi inviati da esseri soprannaturali (cfr., VIII, 32). A testimoniare l’uso dell’onirologia quale metodologia terapeutica è anche uno scritto di Elio Aristide “ Discorsi sacri”. Il retore greco, nato nel 117 d.C., fu uno dei maggiori esponenti della “ Seconda sofistica” e, nella sua opera, fa un resoconto minuzioso del processo che lo ha portato alla malattia ed alla successiva guarigione. Dal retore stesso veniamo a sapere che, fin dall’inizio del suo affidarsi nelle mani di Asclepio, il dio gli aveva oniricamente ordinato, di tenere un registro di sogni. Anche allora ci si trovava a scontrarsi con stereotipi e paradigmi che tendono ad isolare ed estraniare, chi pensa e sceglie qualcosa che non faccia parte degli usi, credenze e costumi “ di massa”. In un passo dell’opera leggiamo ” tra i miei amici alcuni ammiravano la mia tenacia, altri invece mi accusavano di lasciarmi troppo condizionare dai miei sogni in tutte le mie cose, altri ancora mi tacciavano di vigliaccheria perchè non mi lasciavo operare e neppure consentivo l’impiego di medicamenti; per canto suo il dio continuava a tener duro ordinandomi di sopportare qualche situazione, perchè così facendo mi sarei salvato: le sorgenti di quel flusso umorale si trovavano verso l’alto e quei tali giardinieri non sapevano affatto attraverso quali canali bisognava istradarlo”.

Negli anni, il mio studio sull’intelligenza onirica, mi ha portato a verificare quanto l’onirologia psicoterapica fosse  una metodologia che permetteva di accedere immediatamente alla saggezza di ogni singolo individuo. Il sogno è infatti un evento dell’interiorità umana e costituisce una intelligenza reale sia nel campo psichico che somatico. Il sogno è un messaggio della psiche che vuole restituire all’individuo, la propria coscienza psicosomatica che corrisponde al benessere. La psiche è un medium dell’Essere. È il senso dell’azione, il senso della vita e durante il sonno ricostituisce se stessa per essere ritrovata nello stato di veglia. La psiche va concepita per ciò che è: il principio animante l’Essere umano, dotato di una sua intelligenza che, naturalmente, tende al benessere psicosomatico. La mancata consapevolezza di questo meccanismo, impedisce alle singole individualità, la ricostruzione continua ed autorigenerantesi, del proprio Essere Psicosomatico, determinando l’insorgenza di stati di malessere e disarmonia che non sono naturali. Il sogno è una via attraverso la quale vengono date, all’interessato, le coordinate per la ricostruzione del proprio benessere; una via che porta alla realtà di sé, al proprio Io ontico reale. Quando un Io virtuale alienato si sostituisce nell’individuo, a quello Reale, è come se quest’ultimo, non essendo più il “padrone” della psiche umana, continuasse ad esistere parallelamente all’individuo, accanto a lui. All’Io Reale è rivolta la continua attenzione del terapeuta, durante le sedute è solo ed esclusivamente a lui che si rivolge, guidando lo stesso paziente alla riconquista di se stesso. Nel momento in cui un Io virtuale alienato prende il posto di quello Reale, si diviene vittima di una fitta rete di circostanze e condizionamenti apparentemente invisibili, ma non per questo inesistenti, non si è più padroni di se stessi, ma si “viene agiti “ da qualcosa  di estraneo alla propria naturalità.

La consapevolezza dell’evento onirico come messaggio della nostra psiche, apre nuove porte che collegano l’universo psichico alla realtà ordinaria. questo incontro diviene catalizzante di senso di realtà. Lo psicoterapeuta, attraverso l’onirologia rende manifesta la coincidenza della corporeità con l’evento psichico. L’Io ontico prova il continuum tra psiche e soma e lo manifesta come effetto psicosomatico positivo. Questo viene registrato dalle cellule del corpo e si manifesta come “ buona salute” . L’intero processo diventa un dato scientifico inoppugnabile perché ha creato delle modificazioni organiche e somatiche verificabili, a partire da un evento psichico.

La metodologia scientifica dell’Ontosofia Psicosomatica, attraverso l’onirologia, restituisce all’uomo il proprio Essere libero da condizionamenti e paradigmi, il proprio Essere reale. Il diritto inalienabile dell’Essere umano di vivere una vita sana in armonia con se stesso e con gli altri, una vita realizzata in ogni campo, và difeso e rispettato oltre ogni credo religioso, politico, sociale.

Ritengo che i sogni precorrono certi eventi psicosomatici e gli uomini non se ne accorgono e non gli danno alcun valore. Continuano a dormire senza sognare o a sognare senza utilizzare realmente il senso perchè la ragione dell’uomo non è in grado di coordinarsi con l’Autentica Intelligenza ontica, inconscia, onirica.

( F. Palmirotta – Sogno e cancro in S. freud).