“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

indexCosì cita l’Art. 32 della Costituzione Italiana. Sono un genitore, un educatore, un formatore uno psicoterapeuta che ha risolto casi clinici difficili ad eziologia non solo psichica ma anche somatica organica ma soprattutto sono un filosofo, un libero pensatore!!
Bisogna riproporre nelle coscienze umane il senso dell’essere, la categoria filosofica pedagogica scientifica e artistica sociale ed ecosistemica dell’essere …di quale essere ? Dell’essere terra dell’essere acqua come componente biochimica viva dell’essere umano e di ogni vita sulla terra. Questa è ontosofia: questo sapere autorganizzativo dell’ecosistema nella dimensione biologica chimica fisica e quindi psichica. Alla base dell’autopoiesi di maturana e varela nobel prize e del DNA watson e Crick scoperta sostenuta da Schrodinger
Il senso reale dell’essere da Parmenide, Pitagora, Ippocrate all’acqua come purezza di sorgente necessaria per la salute umana ed ecosistemica. È su questa innata capacità che interviene il principio di OP creando le condizioni affinchè l’intenzionalità ontopoietica, realizzi nell’organismo l’informazione di sana crescita psicobiologia, il terapeuta, musicoterapeuta o psicoterapeuta è un tramite tra l’informazione ed il paziente.Oggi tutte le energie vengono riversate in un evento detto “ progresso” che sembra autogestirsi, che è irrefrenabile ma non si compren de bene la direzione verso cui corre. Diventa l’ovvia giustificazione a qualunque dubbio si possa avere sulla giustezza di un’azione. La scissione psiche corpo si fa sempre più netta ed il corpo diventa meccanismo della mente. L’Anima, l’Essenza dell’Uomo, poiché è non tangibile, non misurabile, non catalogabile viene annichilita e ridicolizzata perché considerata inconsistente. Dei dolori e dei crimini psichici non si ha traccia, perché non si possono radiografare. Gli si dà importanza soltanto quando, degenerati, vengono trasformati ( perché così è, vengono trasformati da un insieme di fattori appartenenti ad un sistema che ha le fondamenta sbagliate) in malattie mentali e passate d’ufficio allo psichiatra. L’uomo è stato privato del diritto ad avere la sua psiche sana in un corpo sano.
E questo lo dicono i fatti, il numero di persone che soffrono di disturbi psichici o psicosomatici aumenta in modo esponenziale e questi disturbi cominciano fin dalla più giovane età. Parte della medicina ha addirittura tradito se stessa, rinnegando le sue origini, dimenticando la antica concezione olistica dell’uomo, di come era la psiche il soffio vitale animante l’uomo, spingendosi sempre oltre nel suo riduzionismo. Si abbracciano i principi delle filosofie orientali, ( ottime per l’oriente, ma non per l’uomo occidentale se non come secondo approccio, infatti non a caso si svilupparono lì) e non si conosce l’origine della corrente occidentale. Fortunatamente non sempre. Ma di fatto viene celata e negata all’Essere umano la possibilità di stare bene con le sue sole forze.
L’ eccessiva vivacità dei bambini ( che ormai se non si trovano a scuola si trovano davanti al computer o alla TV ) la loro giovane ed primaverile energia che non hanno modo di incanalare in attività creative, sport, attività sociali, viene “catalogata” come ADHD              ( disturbo dell’attenzione e dell’iperattività) e curata con farmaci che provocano la morte entro 10 anni dall’assunzione. E tutto questo è legale ed è anche dichiarato nei bugiardini dei farmaci! Questo perché il ritmo frenetico non dà più il tempo di arrivare a scoprire la causa che porta l’insorgere di determinate dinamiche. Le soluzioni di comodo che mirano a sedare i sintomi credendo di eliminare la malattia. È come dire che se un cadavere è ben occultato e non verrà alla luce, non è stato commesso alcun omicidio.
Responsabili sono anche tutti quei sistemi che detengono, classificano, etichettano la diversità, l’aberrazione, la cronicità di qualunque male senza indagarne il perché e l’itinerario che ha costruito la deficienza civile o creativa, la logica del dissenso e dell’incongruita, la catena dell’antisocialista e della perversione. L’effetto viene punito, ghettizzato, incarcerato, ospedalizzato perché non c’è tempo per ricostruire tutto quel percorso che l’alienazione ha fatto in quell’individuo o nella collettività, ma soprattutto perché quella deve restare invisibile, sconosciuta, incurabile: il diavolo deve esistere per giustificare il latrocinio degli amministratori del santo e del giusto; e la malattia deve esistere per sostenere il business del farmaco e l’inquinamento quello dell’antinatura umana.

Ecco la medicina che tradisce se stessa:
Scegliero’ il regime per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio
Mi asterrò dal recar danno e offesa. Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale
e non prenderò mai un’ iniziativa del genere;
Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma cederò il posto a chi è esperto di questa pratica. In tutte le case che visiterò entrerò per il bene dei malati, astenendomi ad ogni offesa e da ogni danno volontario
Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della vita e dell’ arte, stimato in perpetuo da tutti gli uomini; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario. [ Giuramento di Ippocrate ]

Vedere ontosoficamente

 

 

“Sei la nostra speranza !”mi dice la figlia di un malato terminale di cancro. Io esclamo qualcosa come :”no ti prego non pensare così di me , non sono padreterno!” lei incalza, mi dice: “no non preoccuparti non sentirti questo carico …non è un carico che voglio darti !! È solo che tu sei una speranza per noi !”
e io non so se piangere o ridere :”perché io!?”
Non è poesia non è per romanzare o piacere letterario che scrivo queste note ma è per capire io stesso perché , per fermare un senso che viene spesso rimosso dopo che il malessere viene risolto ma anche dopo la morte!
Io mi chiedo perché non vengono ancora eliminate le cause di tante malattie !
Io mi chiedo e chiedo a tutti perché esistono le cause delle malattie e… Non datemi risposte che non funzionino adeguatamente e immediatamente nella pratica terapeutica !
Perché non mi servono : non servono a nessuno!!!
Quando faccio terapia io metto in cantiere tutte le ipotesi di causalità e di cura per eliminare il sintomo d’ingresso ! Ma constato che in molte pratiche terapeutiche c’è una subdola rassegnazione che s’infiltra tra paziente e terapeuta e che fornisce la scusa e l’ologrammazione psicosomatica a quella strana idea scontata del ” non si può fare più niente: è finita!” Ed è allora che vince l’impotenza ….si determina l’annullamento del potenziale di guarigione! Sono stupido , sono pazzo?
No! La mia logica scientifica è crudele , la mia filosofia terapeutica, la brama di scoprire, sapere , conoscere, è molto crudele in me !!! In questo mondo epocale dove tutto è ormai inquinato , dove il benessere sembra più un sogno incosciente e irrealizzabile , effimero quanto un attimo di pensiero silente annichilito nella teoria inutile dello spazio-tempo, io sto chiedendomi :”perché il cancro, perché il male e…percome risolverlo eliminarlo!” Ed io sono vivo e non ho un cancro e sono uno psicoterapeuta! Perché !?
Una collega psicologa e fisioterapista:”La malattia esiste xché non siamo capaci di vederla se non quando altera le nostre cellule o, peggio, quando un medico o uno strumento ci dice che non siamo più sani. La malattia esiste xché non sappiamo psicosomaticamente cos’è essere sani. Questo fa parte di quella ingenuità stupida che comunque è una tara x la coscienza. E questa è già malattia!”
Allieva:”è un discorso molto complesso che diventa molto semplice se, dentro, l’individuo si sente forte di sè.
quando sono stata male la prima volta, ed avevo un segno fisicamente visibile che c’èra qualcosa che non andava e ancora prima quando non c’era il segno esterno ma avevo dolore non mi ha mai sfiorato il pensiero che potessi stare tanto male. oggi penso che  il mio sentire era falso e basato forse sulla speranza di stare comunque bene, ma non era un atteggiamento consapevole, non ero cosciente di questo pensiero. Di certo non ho mai pensato di stare male anche se stavo male. era come se la cosa non mi riguardasse. devo dire che ancora oggi mi sento così.
forse alla base di tutto questo in realtà c’è la paura. non è che la malattia non la senti o non la vedi, perchè se hai dolore e il dolore non è passeggero sai che c’è qualcosa che non va. il problema sta forse nella paura non consapevole di ciò che quel segnale vuole trasmettere e nel non volerlo affrontare e allora non ci pensi, lo valuti diversamente …. non lo vedi per quello che è e infine lo subisci. “

Ontosofia nel mondo

senza titolo1Quando si percepisce una dimensione di senso che pur essendo presente nella realta’ , non ha ancora trovato una frequenza di comunicazione nella quotidianita’ scientifica o nella sociocultura e magari nel senso comune, nel dialogo e anche nella chiacchiera della gente del proprio tempo, si cerca in buona fede di connotare e denotare, definire , in qualche modo la quiddita’ che si percepisce. questo modo di fare potrebbe usualmente nei diversi campi del sapere generare un glossario. ma mi sono reso conto che a volte i glossari sono campati in aria” come per esempio quelli dei romanzi di fantascienza anche se poi quei termini strani e di rocambolesca fattura pian piano entrano nel linguaggio comune e a volte la fanno da padrone spodestando persino termini, frasi o giochi di parole che prima esprimevano piu’ o meno lo stesso concetto in una determinata lingua . Senonche’ assistiamo anch,e a volte, ad una suppurazione di significati che da piccoli gruppi anche poco intellettuali, ma comunque carismatic,i nella popolazione o quantomeno subliminalmente supportati da poteri forti nel campo della comunicazione , che annientano seppellendoli definitivamente i significati vitali, naturali di certe parole che …scompaiono dai dizionari dal lessico, dal senso comune , dalla sociocultura di massa. una simile cosa e’ accaduta alla parola ontosofia . e cosi’ il senso di saggezza venne perso e seppellito nel vasto impero della cultura occidentale. Perche’? nessuno si e’ premurato di chiederselo, rispondere, cercare, trovare. io col team della nostra Associazione di Ontosofia Psicosomatica , l’abbiamo fatto e…i risultati ci hanno sconcertato!! Abbiamo capito perche’ certe parole sono rimosse , represse nel senso e nell’utilizzo comune anche internazionalmente : abbiamo ricongiunto l’anima epistemica a quella etimologica…l’abbiamo ritrovata nei suoni dei primi movimenti dell’aria flautata nei meati guttoro-labiali..nei germogli sorgivi delle immagini , simboli, sogni della nostra Psiche…o…di chi abita il pneuma..le viscere , il metabolismo della vita ..della nostra vita. E, stiamo ancora meditando da umili figli di questa Terra inquinata e dilaniata dalle mistificazioni alienanti dei ” semi” reali delle parole …della semantica trasformativa e non , della intenzionalita’ ontopoietica, stiamo cogitando sulla necessita’ urgenza di riprendere il valore della categoria kantianamente parmenidea dell’essere in se’ perdutosi nell’amletica aporia annichilente l’anima umana “essere o non essere : questo e’ il problema!”. Cosi’ abbiamo dimostrato attraverso l’utilizzo clinico delle vibrazioni e delle parole , risolvendo sintomi d’ingresso alla terapia, che la psiche esiste e non e’ solo umana bensi ecosistemica. Ma c’e’ una giusta avvertenza da fare : la nostra e’ una squisita ricerca – ritrovamento di carattere si scientifico ma qualitativa, se non altro perche’ una ricerca quantitativa in questa collusa mentalita’ accademica non puo esserci finanziata..forse sara’ ai posteri l’ardua sentenza . Intanto sappiamo di aver fatto del bene psicosomatico che alcuni “grandi” Come Freud, Jung , Adler ed altri nel campo della terapia non hanno potuto svolgere pur con mezzi e poteri piu importanti dei nostri.

Può darsi che ciò di cui si partecipa con emozione nei romanzi o film di fantascienza sia solo quello che la mente dell’universo sta creando attraverso anche la tua curiosità o il tuo dubbio circa la sua reale esistenza….può darsi che nell’essenza tutto si può o si possa dare con la stessa facilità con cui le dita del musico scorrono sulla tastiera o tra le corde creando dall’infinito una alboreale armonia e così, pizzicando l’in sè curitas dei piccoli io umani, li coinvolge nel coro di quegli angeli di senso che preziosi ingioiellano i crini volteggianti nell’eterno …di quel faccione ridente che immaginiamo essere il vetusto Signore che ci ha creato …e…giusto per non offendere alcuno, diciamo pure che il suo ologramma artatamente laserizzato da uno o più dei nostri formidabili pensieri coscienti, ha invaghito le menti più ingenue sperando che tutti , buoni e cattivi ci mettiamo subito a lavorare insieme per salvare le nostre e altrui vite insieme a questo pianeta che abbiamo inopinatamente disastrato!

Il software e l’hardware dei cellulari e di ogni tecnologia di quest’epoca si evolvono ogni giorno , acquisiscono nuove funzionalità per interagire con la realtà di tutte le cose della terra-universo . Ma nessuno più sa e si accorge che stando alla legge scientifica che sostiene (come nel caso dei filamenti di graphene nelle nebulose galattiche) che non si può scoprire ciò che già non esiste nell’universo, dobbiamo pensare attraverso una reale filosofia scientifica , quale entità o monade contiene già quelle scoperte software o hardware e se non sia il caso di bussare con umiltà scientifica alla porta di quella entità per chiedere d’integrare il senso di ogni scoperta con il valore mathetico della saggezza infinita di ogni frammento di ondicella cosmica vivente e non!

Forse a qualcuno sta balenando l’idea che l’anima contenga ogni risposta? Dite a quell’uno allora che è anima il fondamento di ogni pensiero scientifico chiamato da ogni scoperta e che, anima è ciò che muove le dita robotiche dal software invisibile …perché anima lascia sempre la libertà di tornare in sè ad ogni esistenza pensante anche quando ella è assisa nel dubbio inutile del punto di non ritorno!

Diamoci lo spazio e il tempo per viverla e ritrovarla adesso in ogni giorno e, Anima dell’Essere ci rivelerà l’alpha e l’omega di ogni scoperta del piccolo giocoso io umano per la sua necessità di relazione col Tutto. In quest’epoca dove la maggior parte dei governatori delle nazioni hanno dimostrato l’immaturità distruttiva di inquinare, incendiare, desertificare, guerreggiare per eliminare la vita umana e alienare le coscienze dal senso-valore della biodiversità ecosistemica noi tutti possiamo ancora scegliere per cambiare i destini deficienti, possiamo volere la felicità dell’amore anima del tutto in questa Terra!

Congresso 2005 REINAISSANCE II for the third millenium

480533_3596967768413_774133340_nL’esperienza da me intrapresa oltre venticinque anni fa insieme ad un gruppo di psicologi, psicoterapeuti e persone appartenenti a vari ambiti scientifico-culturali mi ha portato a  riconoscere la presenza di una relazione significativa dal punto di vista scientifico sul piano psicosomatico, del rapporto che intercorre tra visione, produzione di immagini, anche oniriche, ed eliminazione dei sintomi di una patologia. Questo ha un po’ sorpreso gli “addetti ai lavori” e con loro si è spesso dibattuto sulle diverse posizioni filosofico-intellettuali assunte nello svolgimento della ricerca scientifica. Per una visione più chiara, bisogna intendersi sul significato di sintomo e soluzione del sintomo, quindi sui tanti aspetti e sfaccettature della emergente psicologia trans-personale, nuova branca della psicologia che a mio parere fa un passo in avanti a quella che attualmente è la psicoterapia,  la fenomenologia e sicuramente la psicoanalisi. Si coniuga alla psicologia umanistica in quanto la psicologia dell’essere manifesta comunque un’apertura verso il trans -personale, sia dal punto di vista teorico che clinico. Prendendo ad esempio la pratica musicoterapica, che in Italia è un po’ un fanalino di coda, negli Stati Uniti è invece una pratica esistente e praticata da 50 anni con ottimi risultati. Stiamo cominciando a capire che l’immagine è una forma di energia e quindi dinamica. Questa intuizione ci viene continuamente alterata, ma anche se così non fosse, se non ci fosse alcuna alterazione, allo stato attuale non sappiamo come interpretare le nostre immagini oniriche, le nostre intuizioni, le idee, ogni forma di visione che nasce nella nostra interiorità e non sappiamo come e perché riportarle nel nostro quotidiano. Paradossalmente, invece,  introiettiamo in noi tutte le immagini che ci provengono dall’esterno:  pubblicitarie, i film, i fumetti, i giornali. In realtà  constatare quanto sia ricca di senso energetico  un immagine interiore, constatarlo durante un setting psicoterapico o musicoterapico, è qualcosa straordinario. Dà la possibilità di “vedere” come sia possibile fare del bene, migliorare non solo se stessi, ma anche gli utenti che hanno bisogno, il  vederli cambiare, cambiare nella loro sintomatologia, vedere scomparire un mal di testa, una sindrome premestruale, una sinusite, un dolore addominale, un’allergia, fino a malesseri anche più gravi, constatare che questo è possibile grazie a qualcosa che già lavora nell’individuo, che è già presente innata dentro di lui e che sta solo aspettando il momento giusto per tirar fuori la sua energia riarmonizzante, vi assicuro è un momento indescrivibile, almeno per i clinici. È qualcosa di maestoso, di meraviglioso. Assistere alla rinascita di una persona che capisce di poterlo fare da sé stessa in se stessa, maieuticamente, ricostruendo la propria armonia, la propria salute ontico esistenziale, è uno spettacolo che non ha termini di paragone….come vedere la terra dall’alto, l’alba, vedere un mondo sottomarino, sicuramente, per quanto mi riguarda è qualcosa di più, se non altro per la sensazione di consapevolezza che l’essere umano può trascendere qualunque tipo di ostacolo, qualunque tipo di barriera, può ergersi e rinascere con la dignità di intelligenza vivente in quel momento. Io vivo, io sono, esisto, perché non devo poter rimestere in senso autorganizzativo la mia materia come accade per gli animali e le piante che partecipano in un sistema auto poietico e riarmonizzante?

Il  concetto di autopoiesi cellulare non è stato coniato da me, ma da H. Maturana e F. Varela due biologi che condussero numerosi studi in campo biologico, medico e neurofisiologico, studi che li portarono a sostenere la teoria che ogni sistema vivente, compreso l’essere umano, sia un sistema auto poietico, con alla base la caratteristica del mantenimento della sua organizzazione di benessere ( omeostasi):

“ ….i sistemi auto poietici operano come sistemi omeostatici che hanno nella propria organizzazione la variabile critica fondamentale da essi attivamente mantenuta costante”( Maturana, 1975)

Ecosistemi come la foresta pluviale sono un sistema auto poietico, il pianeta stesso è un sistema autopoietico, questo spiega il noto fenomeno butterfly secondo il quale  Il battito di ali di una farfalla in un emisfero del pianeta, può provocare uragani all’altro capo del mondo. Per cui un evento avvenuto in un determinato luogo e circostanza, può manifestare i suoi effetti altrove.

Bene se questo è vero, ed è scientificamente dimostrato per il mondo naturale, perché non dovrebbe essere valido anche per l’essere umano e tutto ciò che lo riguarda, essendo anch’egli un sistema autopoietico? Come mai da centinaia di anni dobbiamo delegare la nostra spiritualità, la nostra salute, il nostro senso dell’io, il piacere di poterci percepire secondo orizzonti sempre creativamente nuovi? Quando si inizia un percorso psicoterapico, in esso è contemplato il fatto che ad un certo punto la terapia debba decadere in funzione di una vita felice e creativa. Tutto questo  riguarda il diritto ed il dovere di “Essere umani”. Diritto perché è logico e naturale l’uomo abbia il diritto di stare bene in salute e di vivere in armonia; dovere perché la conclusione o il fine ultimo non consiste nell’ avere un diritto alla salute, questa non può essere una pretesa, bisogna che ognuno la edifichi per sé. Qui subentra l’autoresponsabilità individuale all’armonia per sé  e la collettività. Facciamo un esempio: Se io compio un’azione di armonia ed educazione verso mio figlio, esprimo si un dovere di padre e mio figlio beneficia di un diritto, ma altresì mio figlio ha il dovere di rispondere alla mia azione con un’ azione altrettanto armoniosa, perché, se così non facesse, non perseguirebbe il suo diritto, vi andrebbe contro ed io non avrei una risposta alla mia azione di “ dovere” in senso di armonia ed omeostasi. In questo caso sono costretto anche io ad opporre un       “ no” alla comunicazione. Lo stesso meccanismo può essere riportato in un rapporto tra colleghi: se io ripongo la mia fiducia in una persona e da questo rapporto ricevo delusione, fastidio e tradimento di qualunque genere intellettuale o economico che sia, evidentemente al mio “dover essere” in quanto spostamento di un quantico di volume di energia armonizzante ( come svolgere delle attività insieme, costruire una casa etc..) che viene in qualche modo annichilito, assorbito e distorto, corrisponde  un danno che io subisco e la mia risposta sarà una “chiusura”. Allo stesso tempo chi compie questo gesto, sta privando se stesso di un proprio diritto-dovere e di una propria occasione di armonia. Intendo  dire che noi esseri dobbiamo  comprendere che tutti i grandi sistemi possono indicarci la via ma non possono sostituirsi a noi, nonostante noi siamo stati abituati a delegare il nostro spirito e la nostra salute, noi non possiamo essere sostituiti dal sistema sanitario, dalla scuola, perché è nostro diritto e dovere sapere le cose, informarsi  e crescere conoscendo. Superata  una certa età non ci saranno più le figure genitoriali, il professore a scusarci per gli errori che potremmo commettere nel parlare più o meno correttamente, nel rapportarci agli altri, nel guidare l’automobile; ognuno di queste figure tutoriali ha un tempo limitato, superato il quale ognuno deve tornare  nella propria individualità ontico esistenziale. Il senso della comunicazione attraverso le immagini, la visione è qualcosa di fortemente connaturato al senso umano. Di fortemente connotativo, le immagini che più ci influenzano sono quelle subliminali, non quelle che vediamo, ma quelle che ci attraversano subliminariamente. In alcuni studi di diversi esperti, si è notato come sia possibile per individui diversi avere le stesse immagini oniriche, fare gli stessi sogni. In fondo, se analizziamo, tutta la filmografia è basata su questo concetto. Come sosteneva Mc Luhan tutte le scoperte tecnologiche non sono altro che estroflessioni delle nostre facoltà ( Mc Luhan- strumenti del comunicare). Quindi in noi è presente da una parte una continua propensione a tecnologicizzare a estraporre, portare all’esterno le nostre facoltà, come nel caso del  telefono e l’orologio che  sono espressioni della nostra capacità uditiva e del nostro tempo; allo stesso modo dall’altra parte abbiamo necessità di rientrare in noi stessi, comprendendo tutte queste mega estroflessioni che tendono a togliere la possibilità di rientrare nel proprio senso comunicativo e meta comunicativo. Quindi noi abbiamo il dovere e diritto di indagine di ricerca, ma di una ricerca che trovi, non di una ricerca infinita e una ricerca non per trovare la panacea di tutti i mali o una fenice che ci dia dei poteri; noi abbiamo il diritto dovere di riassurgere a questo naturale e autentico potere meta comunicativo di utilizzare il reale senso-significato di psiche, di immagine, di visione  e di utilizzare la visione come una facoltà auto poietica ed autogenica; di utilizzare la parola e la dialettica in genere come espressione risonante e non riduttiva, come avviene spesso, dell’intero personologico che siamo. Tutto questo è necessario. Sicuramente a tutti è capitato prima o poi di annoiarsi in un salotto chiacchierino o nella chatt di un social network. Questo accade perché sono sempre gli stessi pensieri e gli stessi argomenti che ricorrono alternativamente. C’è sempre un impulso che ci porta a non essere “ridotti a qualche cosa”, ad essere incasellati; questo impulso ci viene dal nostro Io Reale e molte sono le  variabili, dipendenti ed indipendenti che ci costringono sempre a riaggiornare la mappa ed il valore di ciò che è psiche, di ciò che è soma. L’umanità è vittima di innumerevoli condizionamenti della moda del momento ad esempio la sigaretta i cui danni sono noti,  ma tuttavia diviene duro liberarsene. Credo sia necessario porre al centro di ogni indagine seria e reale la soluzione del sintomo di una patologia. Bisognerebbe porre questo assunto di base come fosse tessera validante e come simbolo di garanzia affinchè sia semplice evidenziare  la differenza che corre ad esempio tra una setta spirituale, che sostiene di aver trovato la soluzione a tutti i mali del mondo, ed una sana e autentica psichicità. È necessario che ci siano  dei criteri, non è possibile chiamarle diverse forme di comunicazione o sostenere superficialmente che comunque debbano essere consentiti altri modi di vedere; si, è giusto che vengano consentiti, ma non possiamo permettere che questi facciano perdurare l’alienazione, il malessere psicosomatico, altrimenti a che serve un umanità che soffre e fa soffrire a sua volta? Se è possibile evitare od alleviare un dolore, perché non bisogna farlo? Del resto perché è nata la psicologia? Perché evidentemente un’intelligenza più vasta ha sentito il bisogno di dover avere una modalità espressiva più serena, armonizzante, autogena, personale, consona alla sua essenza, fondata su qualcosa che veniva declamata con certezza già 2500 anni fa da Omero, da Pitagora: la Psiche, ma che oggi, non è mai stata utilizzata. Noi parliamo di psiconevrosi, malattie psicogene ma curiamo gli eventi psichici con eventi materiali. In realtà non è corretto asserire che “curiamo”, perché effettivamente le statistiche dell’OMS smentiscono, affermando che le diagnosi di schizofrenia nel mondo aumentano e non vengono affatto curate. Per queste motivazioni  ho proposto di intraprendere uno studio, un accordo di ricerca, basato si sull’estasi, sulle manifestazioni spirituali più elevate, più compiute, più alte, ma anche sulle verità, sui fatti, sui risultati, sul lavoro clinico quotidiano, su quel lavoro certosino che a volte non viene riconosciuto avvalorato specialmente se non vengono utilizzati altri mezzi se non la stessa energia autogena ed innata, già presente nell’individuo. Altrimenti? Altrimenti lasciamo il mondo come sta e non pare sia tanto in armonia.

Ontosofia Psicosomatica: l’approccio terapeutico

Sono Psicologo-Psicoterapeuta, filosofo e artista, vivo nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia in una nicchia ecologica riconosciuta dal WWF come uno dei suoi centri di educazione ambientale. Mi piace l’equitazione naturale e spesso mi accompagno con i miei figli ed amici in lunghi e piacevoli trekking nella Foresta di Mercadante. Mi sono formato nell’ambito della Psicologia Umanistico-Transpersonale (Rollo May, Gordon Allport, Abraham Maslow, Carl Rogers, Victor Frankl, Thomas Gordon, Tony Sutich e  Stanislav Grof). Ho risolto diversi casi di sintomatologia psicosomatica (affezioni dell’apparato respiratorio, gastro-intestinale, cardio-circolatorio, cefalee, disturbi della sessualità): considero l’identità funzionale tra psiche e soma, quindi la prospettiva di Georg Groddeck e di Wilhelm Reich, che hanno introdotto il corpo nel processo psicoterapeutico.

La mia formazione, in seguito, si è ampliata alle correnti ecologiche e socio-sistemiche, tendenti fondamentalmente a ricomporre la dicotomia tra persona e ambiente, percepiti quali aspetti interdipendenti di una medesima realtà. Professionalmente, ho sempre mantenuto rapporti di stretta collaborazione e scambio scientifico con organizzazioni ed eminenti esponenti americani dell’Associazione di Psicologia Umanistica (AHP), ed ho potuto integrare tutta questa conoscenza e la mia esperienza clinica di psicoterapeuta in un approccio che considera le radici filosofiche della cultura occidentale, l’essere-anima-armonia di Pitagora, Alcmeone e i filosofi dell’area mediterranea, riscoprendo l’Ontosofia Psicosomatica (Parmenide, Clauberg, Genovesi), la saggezza dell’essere psiche-soma, cioè l’armonia ecosistemica, essere umano-Terra.

Il mio approccio terapeutico è centrato sulla persona e considero l’Essere Umano una totalità psicosomatica in relazione con l’ambiente, poiché l’individuo vivente trascende sempre un determinato meccanismo e l’impegno e l’attenzione per la natura passano necessariamente attraverso il rispetto di noi stessi. La trentennale esperienza professionale mi ha confermato che ogni persona contiene in se stessa le condizioni potenziali del benessere e della creatività: la pressione sociale e i condizionamenti negativi possono essere neutralizzati esplorando la propria interiorità, attraverso un percorso di auto-conoscenza che porta alla consapevolezza della realtà di un maestro interiore, l’anima del proprio Essere Umano, che agisce come un vero e proprio principio di auto-organizzazione della materia-energia intelligente che ama la vita sana e vuole l’armonia con la propria Terra Vivente. Il mio lavoro è finalizzato a rendere cosciente questo principio di saggezza, che esiste in ogni individuo sin dal concepimento, nel qui e adesso dell’esistenza, principio che agisce sempre, in ogni stato di coscienza, anche nei casi di grave dipendenza (da sostanze tossiche, sesso, lavoro, gioco, internet) o disturbi della personalità (disturbo ossessivo-compulsivo, depressione, attacchi di panico, ecc.), ma è necessaria la riattivazione di questa forza attraverso un cammino guidato da un clinico esperto (http://www.palmirotta.com/casi-clinici-risolti).

Non è eccessivo vedere in un individuo, in psicoterapia, la risultante di innumerevoli interazioni sistemiche, storiche, culturali, biologiche, materiali che scindono e isolano l’Essere individuo dall’armonia sapiente che pure continua ad operare, nonostante tutto, nell’universo. La caratteristica di ogni dominazione storica, intendo ogni egemonia culturale che scorpora (toglie corpo) e scinde il senso dell’unità dell’essere umano, è di creare frammentazioni dell’Essere vivente. Nel corso della storia la disgregazione schizofrenica è divenuta parte della stessa entità umana (si veda l’aumento silenzioso ed implacabile della schizofrenia nell’umanità, 46milioni di malati secondo le statiche OMS, The World Health Report 1997, mentre sono 450 milioni le persone che soffrono di un disturbo mentale o del comportamento secondo il Rapporto OMS sulla salute mentale del 2001), piuttosto che l’amore per la Psiche e il benessere che, pur essendo rimasti il motore immobile della dinamica della civiltà, sono costantemente soggetti alle tendenze disgreganti l’Essere Vivente.

Nell’antico mito di Eros e Psiche, alle radici della cultura occidentale, c’è la risposta al disordine della salute mentale e psicosomatica dell’essere umano. Ma è una risposta che va amministrata con saggezza maieutica (dentro di te c’è la realtà del tuo Essere-Anima), non con aggressività rivoluzionaria, bensì con aggressività vitale e intelligenza innovatrice, rispettosa del principio di auto-organizzazione della salute che ogni individuazione ha in sè. Il mito di Eros e Psiche rappresentava bene per i maestri dell’epoca, la via d’uscita da qualunque problema singolo o collettivo: non esistono principi opposti e inconciliabili, né nel singolo individuo, né nella Terra-Universo, tutto è Reale e questo tutto deve necessariamente osservare le leggi della vita sana, visto che noi siamo l’eccellenza di questo pianeta vivente. Eraclito parlava di enantiodromia come moto unificante dei principi opposti (amore-odio, ecc) e di composizione di correnti di pensiero provenienti dall’oriente e dall’occidente. L’idea fu lanciata sin da quei tempi antichi: è possibile unificare per ritrovarsi senso della Realtà, per poi partire nuovamente alla ricerca di un’ulteriore conoscenza. (http://www.palmirotta.com/ontopoiesi-viscerale).

Nella mia trentennale pratica terapeutica mi sono sempre avvalso di un range di terapie integrate che prevedono, dopo i primi incontri preliminari e terapeutici, se il caso lo richiede, psicoterapia di tipo residenziale e/o attività terapiche al di fuori dello studio di psicoterapia (ergoterapia, ippoterapia, vela terapia, arte terapia, cinema terapia). La mia metodica psicoterapica ha anticipato quelle che sono state le direttive dell’OMS dagli anni ’90 in poi per le patologie psichiatriche, da cui emergono tendenze inequivocabili per promuovere la salute mentale:

  • bisogna promuovere la partecipazione personale e incoraggiare lo sviluppo personale (Rapporto 2010 dell’OMS sulla salute mentale)
  • bisogna spostare l’assistenza dagli ospedali psichiatrici alle strutture di cura in comunità (Rapporto 2001 dell’OMS sulla salute mentale), riconoscendo l’utilità del coinvolgimento della famiglia nel trattamento delle patologie psichiatriche e degli interventi di tipo psico-educativo;
  • bisogna sviluppare modelli di riabilitazione basati sulla residenzialità e sul lavoro (Psychosocial Rehabilitation, a consensus statement, WHO, 1996);
  • bisogna sviluppare la qualità dei servizi di salute mentale e valutarla periodicamente (Qualíty Assurance in Mental Health Care, WHO, 1997);

su queste basi, ottengo successi terapeutici che certificano l’efficacia della metodologia, l’Ontosofia Psicosomatica, nel miglioramento/risoluzione/eliminazione della sintomatologia d’ingresso. La prima fase di contatto e d’incontro si attua giá attraverso l’anamnesi, come in medicina e in ogni scienza della terapeutica tradizionale; in questa fase valuto diversi piani: psicosomatico, delle relazioni psicosociali, ecosistemico, quindi propongo al paziente un cammino di autenticazione personologica. Autenticare significa fare attenzione autorisanante, seguendo il principio interiore, il principio della salute propriocettiva per autogestirla. Autenticazione da un lato, alterazione dall’altro,  in  mezzo  c’è  la persona  o la personologia: ognuno di noi è fra questi poli. Non  è  vero  che  esiste  il  male  e  il  bene, il divino e il terreno, l’angelo e il diavolo, per me le cose sono molto più concrete.  Come potrebbe essere altrimenti? Esiste  una  cosa  che  ti  porta  al  principio che  tu sei,  e  una cosa che ti porta dove tu non sei: c’è la  propria  realtà, la propria singolarità, la propria individualità, la propria situazione egoica, esistenziale, e  c’è  il  resto che non è. Il bello è che i passaggi sono impalpabili, i due  aspetti sembrano combaciare, l’unico  criterio  per  poter  distinguere  ciò che è da ciò che non è si può cercare nel proprio fondamento psico-organico, perché esiste una logica viscerale dell’essere. La profondità del senso del corpo è talmente importante che non possiamo fare a meno di considerare e valutare il fatto che noi nasciamo come corpo psichico.

Il mio approccio è l’Ontosofia psicosomatica: Con questo termine intendo la saggezza dell’essere umano in quando individualità psicosomatica, cioè il benessere stabile e duraturo dell’anima (psiche) e del corpo (soma) vidimato dalla soggettiva-oggettiva razionalità scientifica dei casi clinici definitivamente risolti.  L’Ontosofia Psicosomatica afferma il principio maieutico della Saggezza dell’essere vivente. Estendendo il quadro concettuale umanistico, ho sviluppato specificazioni applicative e una particolare modalità di “risonante empatia” in senso musicale e, realmente,utilizzo la musicoterapia e l’arte terapia sia per “intonarmi con” che per far sì che il cliente si sintonizzi con il proprio SE’(Io Ontico): quindi, entro in sintonia con il cliente e, così facendo, armonizzo l’essere-sinfonia del cliente con tutto il suo potenziale unico e creativo.

Mi avvalgo anche di altre metodologie per raggiungere questo risultato quali la film terapia (l’utilizzo del modulo cinematografico per coscientizzare e abreagire i condizionamenti alienanti che agiscono attraverso la fissità delle immagini socioculturali), la immagogia ontosofica (assimilabile a una tecnica di rilassamento corporea, talvolta con produzione di immagini liberamente prodotte, fino a raggiungere peak-experiences/esperienze estatiche), l’ontosofia onirica (diagnosi-terapia-strategia di autorealizzazione coniate dalla Psiche attraverso i sogni).

L’ontosofia psicoterapica adotta una metodologia maieutica nel senso di rispettare e accordarsi

con l’interiorità maestra del cliente in ogni decisione psico-esistenziale. Il terapeuta, cioè, “vede” la dinamica della maestria interiore e agisce psicosomaticamente per far rinascere il cliente nella sua unicità, rispettando i tempi della sua crescita individuale e storica.

ARTETERAPIA PSICOSOMATICA- Sophia, la saggezza dell’Essere Amore-Anima‏

Alla voce Arte il dizionario Lucarini (pag. 494 del I volume) non fa alcun cenno a Policleto scultore greco nato ad Argo intorno al 480 a.c. e morto verso la fine del quinto che invece è citato a pag. 667 sempre dello stesso dizionario volume VI, ma senza legarlo alla pre cedente voce Arte. Quello di scindere la continuità tra le intelligenze nel loro contributo alla civiltà autentica dell’ Essere Umano è un problema di molti dizionari storici, filosofici, scientifici, ed è il motivo di quella babele dei linguaggi che sin dall’esposizione che se ne fa nella Bibbia si rivela una condanna fomentatrice di guerre fratricide basate sulla mistificazione del significato naturale o semantica alie­nante dell’intelligenza vivente . Così l’arte risulta slegata dalla concezione dell’ Essere in quanto poiesis (generazione autorganizzatrice dell’ Essere Umano). L’arte risulta divisa dalla scienza, quando invece arte e scienza costituiscono una continuità necessaria nel processo di evoluzione dell’ Essere nell’Universo sempiterno. In un passo del convito platonico la possibilità di contenere nel concetto di poesia (poiesis) tutte le teknè per opera delle quali si produca il passaggio dal non essere all’essere era ancora presente nella coscienza degli intellettuali dell’epoca. Policleto, il più grande maestro della scuola Peloponnesiaca dell’ arte classica e, autore del trattato intitolato Canone attinse ai presupposti pitagorici della “simmetria aritmetica” intrinseca nella natura, a dimostrazione che ancora nel quinto secolo il concetto di arte, anche nel significato di teknè, era intimo a quella paideia ispirata e protetta dalle muse di Mnemosine che ancora nel Fedone muoveva Socrate nell’ affermare che la Filosofia è la musica più alta. Da tutto questo s’intende come l’evoluzione verso la virtù “Paideia” ispirata da Mnemosine, madre di tutte le Muse, attuata attraverso l’amore per la saggezza (filosofia) , praticata attraverso le varie teknè (scultura, pittura,…….) che convergevano nel significato di musica (attività governata e ispirata dalle muse), fossero complementari e necessari alla concezione di armonia matetica che Policleto poneva alla base dell’ arte classica e da cui Fidia, L’Iside,Michelangelo, Leonardo, traevano il loro senso di creatività artistica o di deità della mente del pittore (Leonardo citato pag. 493 vol. I del Lucarini). L’Arteterapia Ontosofica è psicosomatica in quanto coinvolge il soggetto o il gruppo in una dimensione psicagogica del proprio Essere e lo volge a recuperare i significati scissi dalle semantiche alienanti nell’evoluzione unificata di arte e scienza in quanto principio di saggezza autopoietica. L’arteterapia in questo modo riconcede le sue radici storico-filosofiche attuando nel processo della “cura” (clinica) quella continuità tra anima e corpo, tra poesis e teknè, tra deità e pratica naturale della vita che ogni individuazione sa in qualche modo presente intimamente. Ontosofica. L’alienazione nell’arte e nella terapeutica possibile attra­verso essa è il risultato della perdita o rimozione della coscienza odierna di artisiti e scienziati delle radici storico-filosofiche e ontopoietiche del senso artistico in quanto valore psicosomatico. Fortu­natamente esperienze come quelle di Federico Zeri (il famoso critico d’arte) che, percepiva il falso artistico di una statua del museo Getty attraverso un senso di repulsione e malessere psicosomatico come il suo collega B.Berenson (cfr. il periodico della “Macchina del tempo” pag. 87 dic. 2005 n.12 annoVI vespina edizioni srl), affermano ancora oggi che la sensibilità psicosomatica dell’ Essere Umano è ancora presente e oltretutto necessaria per validare o negare la verità o la falsità dell’ arte . D’ altra parte è evidente che sia nella scienza che nell’arte si promuovono o si assumono opere e personaggi chiaramente schizofrenici, come modelli senza che una sapiente coscienza critica possa valutarne il risvolto positivo o negativo nell’educazione alla sensibilità o per risanare la vita psico-fisica. A che pro osannare Van Ghog , Picasso, o tanti musicisti che propongono la loro nevrosi e sofferenza psichica attraverso la repitività concertistica delle loro opere musicali, (si confronti la filosofia di Glen Goud a proposito, il grande concertista si ritirò per non riproporre la ripetività programmatrice nel pubblico). La fruizione dell’opera di un autentico maestro può curare la psiche e il soma e illuminare lo spirito.

Qualunque grande artista ha da proporre, attraverso la sua opera, un intenzione di crescita. Michelangelo voleva dire a Papa Giulio II “ Vedi che Mosè era un uomo che disprezzava il potere della legge, del codice, pur ritenendolo opportuno; invece la Chiesa apprezzandolo lo fissa dogmaticamente nei fedeli, nei credenti” quindi il profeta Mosè viene recuperato secondo una indicazione di libertà umana ancora possibile in prospettiva. Ogni intuizione religiosa o laica ha il dovere morale di introdurre i codici o le leggi nell’umanità solo per una motivazione psicagocica creativo dell’ essere umano: unicamente per evolvere lo spirito creativo della civiltà umana, non per creare degli adepti ciechi e sordi, automi programmati al non-essere.

L’artista Michelangelo cerca di far intuire che la libertà dell’uomo è ancora possibile attraverso l’opera di un uomo saggio nella sede giusta. Allora questa intenzione travalica i secoli e le opere di questo artista passano di generazione in generazione senza tramontare mai perché sono, con­figurano nelle forme le intenzioni di libertà, i valori, l’antico naturale dell’uomo. Naturalmente questa potrebbe essere l’intenzionalità ontica che io vedo nelle opere di Michelangelo.

A dimostrare che il senso del bello esisteva già presso i pitagorici ed era in qualche modo connesso con la virtù e la musica riporto da Pitagorici testimonianze e Frammenti Fasc. III a cura di Timpanaro Cardini , pag 331, “ Dalle Sentenze Pitagoriche di Aristosseno. Diceva che il vero amore del bello sta nelle attività pratiche e nelle scienze; perché l’amare e il voler bene hanno inizio dalle buone usanze e occupazioni, così come, dalle scienze ed esperienze, quelle belle e d oneste amano davvero il bello; mentre ciò che dai più e detto amore del bello, cioè quello che si manifesta nelle necessità e nei bisogni della vita, è, se mai la spoglia del vero amore.

Nella concezione scientifico filosofica della scuola pitagorica in Magna Grecia l’anima armonia era un’insieme di suono-sono (sound-being) progettato dall’intelligenza universale in funzione dell’individuazione vivente. La conoscenza dell’ordine del mondo coincideva con l’assimilazione dell’anima al divino attraverso la Mathesis intesa come Conoscenza per eccellenza che racchiudeva in sé tutte le Scienze  oltre quelle matematiche come l’Astronomia, la Musica, la Cosmogonia. Mathesis come “principio Matematico in quanto  Armonia del Cosmo” nella antica concezione della scuola pitagorica. Conoscenza che, altro non era che una reminiscenza, un sapere cui si attinge solo attraverso se stessi, perché in se stessi è contenuto. Attraverso la Mathesis si arrivava alla conoscenza di quell’antica armonia che univa il cosmo all’anima; mentre la privazione della Mathesis ( αμαθιά) conferisce all’individuo una certa pericolosità e come afferma Platone ne “lettera settima “ la amathìa (ignoranza) è il: “ terreno su cui ogni male degli uomini attecchisce e fiorisce, per produrre infine un frutto ancora più amaro per coloro che lo hanno seminato”

Rispetto all’io ontico l’anima-armonia è la ricomposizione attraverso l’estasi immagogica della realtà ontico universale (gioia, felicità, amore della vita spirituale nel cosmo).

“23. Pitagora e Filolao dissero che l’anima è accordo ….. dicono infatti che l’anima sia una specie di accordo perché accordo è mescolanza e composizione di contrari e il corpo è com­posto di contrari. – e ancora in nota nella stessa pagina – 23. harmoniam : armonia nel senso di accordo . …armonia ì rapporto di numeri” accordo musicale esteso per analogia a tutte le cose le quindi anche all’anima. “(cfr. pag. 179 Pitagorici, testimonianze e frammenti a cura di M. Timpanaro- Cardini ed. La Nuova Italia 1962)

“…i Pitagorici, per la purificazione del corpo ricorrevano alla medicina, per quella del­l’anima alla musica. . . Pitagora attribuiva somma importanza alla catarsi…. Cosi chiamava l’arte del guarire mediante la musica.“

L’idea dell’Armonia Cosmica venne introdotta dalla scuola di Pitagora nell’enunciazione della dottrina dell’anima con la distinzione tra “ terminato e interminato”. Filolao, discepolo di Pitagora e contemporaneo di Socrate, riporta nel suo scritto :” Circa la Natura e l’armonia”

“ L’Essenza delle cose, che è eterna e la stessa natura, ammettono conoscenza divina e non umana; oltre che non sarebbe possibile che alcuna delle cose esistenti venisse da noi conosciuta se l’essenza delle cose di cui consta il cosmo non fosse insieme di cose terminate e cose interminate. Poiché i princìpi non nacquero simili né omogenei sarebbe stato impossibile creare con essi il cosmo, se non fosse intervenuta Armonia, qualunque sia stato il modo in cui essa è nata”

( Pugliese Carratelli, Megale Hellàs, UTET)

Plotino ne ” Le Enneadi” così enunciale motivazioni che muovono  l’amore tra uomo e donna :

“L’amante [… ] ha qualche reminiscenza della bellezza, ma, poiché essa è trascendente, non sa comprenderla, mentre rimane attonito dinanzi al fascino delle bellezze visibili. Bisogna perciò insegnargli a non lasciarsi attrarre da un solo corpo, ma a pensare a tutti i corpi, mostrando che la bellezza è identica in tutti e differente da essi, che essa viene a quelli da altrove e che «si manifesta» di più in esseri differenti «dai corpi» come nelle belle occupazioni e nelle bene leggi ‑ e così lo si avvezza a trovare l’oggetto dell’amore in esseri incorporei ‑ come pure nelle arti, nelle scienze, nelle virtù. Poi bisogna fargli vedere l’unità (del Bello) e insegnargli come si forma; indi salire gradualmente dalle virtù all’Intelligenza e all’Essere; e quindi percorrere la via superiore. L’anima che si volge verso l’alto è l’intelligenza; quella che si volge verso il basso è il complesso delle sue potenze che variano a seconda della sua discesa… Ma forse quelle che abbiamo chiamato parti inferiori dell’anima sono soltanto una sua immagine”



ψυχή – ( Psiche) Il Soffio vitale

” Di fronte a un sogno vero io provo la stessa emozione, la stessa visione che lo scultore, l’artista prova di fronte un blocco di marmo da scolpire, da cui trarre l’anima nella forma ottimale da realizzare. Il sogno però dura un attimo, una notte…ma la scultura di quell’anima, per un terapeuta della psiche, può durare anni o tutto il ciclo di una vita: com’ io sono un maestro dall’anima, così l’artista trae dalla pietra la forma che le è intima. Io non sono maestro di quell’anima, bensì l’idea dell’anima è maestra in me e per me…perché quella forma già realizza…e come lo scultore, io attendo fedele maestria interiore di un volo nell’esistenza. Di un passo dell’Essenza. Nel silenzio molte volte trasformo la materia della vita nell’anima che vi è infusa e invisibile motiva intensamente la sua unica realtà sotto gli occhi ingenui dell’io bambino in ogni luogo.”            ( F.Palmirotta)

Il diritto inalienabile dell’Essere umano di vivere una vita sana in armonia con se stesso e con gli altri, una vita realizzata in ogni campo, và difeso e rispettato oltre ogni credo religioso, politico, sociale. La psiche va concepita per ciò che è: il principio animante l’Essere umano, dotato di una sua intelligenza che, naturalmente, tende al benessere psicosomatico dell’individuo. L’importanza fondamentale che lo stesso Ippocrate dà alla psiche come regolatrice delle condizioni fisiche del soggetto, è chiara sin dall’inizio della sua opera quando afferma che:
“ la composizione dell’anima è analoga a quella di tutte le parti del corpo, del quale anzi è parte essa stessa.”( Corpus Hippocraticum).
Continua individuando nello πνεύμα la causa di tutte le malattie:
“È evidente che in tutte le malattie i fiati esplicano una funzione fondamentale, tutto il resto è causa concomitante ed accessoria, mentre ho dimostrato che questa è la causa delle malattie. Ho dimostrato che il πνεύμα è il fattore dominante sia nelle altre cose sia nei corpi degli esseri viventi. tutte le malattie hanno identiche manifestazioni, ma il luogo fà la differenza: perciò sembra che le malattie non si somiglino in nulla, data la diversità dei luoghi. In realtà una sola è la forma e la causa stessa di tutte le malattie”
πνεύμα (pneuma) inteso come soffio vitale, principio fondamentale di vita, che permea sia il creato che l’uomo che di esso è parte. Presente in tutte le culture di tutti i tempi : “Spirito” per i latini, “Prana” per gli hindu, “Qi” per i cinesi, “Ki” per i giapponesi, la “ vis medicatrix naturae” l’intelligenza innata del corpo, il “ balsamo interno” descritto da Paracelso. Pneuma per indicare l’anima del mondo, Logos come principio razionale di ordine cosmico. Di derivazione etimologica dal verbo “Pneo” = respirare. È infatti il respiro che fa di noi esseri viventi.

Oltre che nella testa, la sede della psiche era riconosciuta presso diverse culture, come sede di un’anima vitale, il ventre. Nella antica concezione ebraica il termine “anima vitale” veniva identificato con ruah ( R. B. Onians – le origini del pensiero europeo) che viene più volte citata nell’Antico Testamento da Giobbe e da Ezechiele.
Fin dai tempi dei babilonesi il ventre veniva indicato come la sede delle emozioni più profonde e dei nobili sentimenti come la pietà intesa come pietas, compassione.
Gli arabi identificavano questo “spirito vitale” che abita il ventre con il termine Gann. Questi erano responsabili dell’amore e della profezia. I Settanta ( i primi autori delle varie versioni bibliche), per indicare la concezione ebraica della capacità profetica legata al ventre, utilizzavano il termine di εγγαστρίμυθοι. Di derivazione greca, il termine indica : “ la divinazione (μαντεία –mantéia ) dal ventre (γαστήρ – gaster) ”e così, nell’Antico Testamento spiegavano la figura del Profeta che mangia la Sophia, che ingerita andava nel ventre. Engastrimite venivano chiamate le sacerdotesse di Apollo che si narra profetassero emettendo suoni dal ventre, venivano poi raccolti dai sacerdoti uomini. I greci conferivano grande importanza a questi spiriti nel ventre che costituivano la “psiche profetica”. Nel santuario di Apollo a Delfi, la divinazione era affidata ad una sacerdotessa, la Pizia. Fu con lo sviluppo delle varie confessioni religiose, dei loro dogmi e del concetto di “punizione divina”, che la zona del ventre, da secoli e per secoli considerata sede della vita, della forza procreativa, della rigenerazione dell’uomo, venne demonizzata, fino ad essere considerata la sede delle più basse pulsioni e dei più biechi istinti. La parte malata dell’uomo, la parte da “correggere” da dominare, da reprimere e imprigionare. Ma le recenti scoperte scientifiche sembrano riportare un po’ di luce e dignità. Risale al 1999 la scoperta, da parte di un professore della Columbia University, M. Gershon, di quello che lui chiama il secondo cervello. Il secondo cervello viene chiamato anche “ cervello viscerale” o enterico grazie al suo posizionamento : l’intestino. Si stima che disseminati nella parete intestinale vi siano circa cento milioni di neuroni, che sono in grado di elaborare dati indipendentemente dal cervello cefalico. Questo enorme numero di neuroni è di molto superiore a quello presente lungo il midollo spinale e dimostra che, il cervello viscerale, ha un’attività predominante su quello cefalico con il quale comunica continuamente. Il cervello cefalico è un elaboratore dei dati che provengono dall’intestino. La prova di questa comunicazione è che se da un lato lo stress può creare dei disturbi intestinali, è altrettanto vero che disturbi intestinali agiscono sulla variazione dell’umore. Si stima che il cervello viscerale elabora il 90% dei dati totali che raggiungono il cervello centrale.
Un dato fondamentale è che, secondo gli studi di Gershon, il 95% della serotonina presente nel nostro corpo, viene prodotta nel cervello viscerale che quindi assume un valore decisivo nella regolazione dell’umore, gioia, dolore e il ritmo veglia sonno. Il secondo cervello quindi non digerisce soltanto il cibo, ma anche le emozioni e gli stati d’animo.
Al cervello viscerale, sono affidate tutte le decisioni “inconsce”, spontanee, quelle appunto che generalmente si definiscono “ di pancia”. Questo è influenzato dal cervello cefalico, dall’ambiente esterno, dal cibo e influenza, a sua volta, l’encefalo, il sistema endocrino e quello immunitario. Molti sintomi psicosomatici, come la sindrome da colon irritabile, o malattie più gravi come quelle legate alle immunodeficienze, non sono altro che comunicazioni difettose tra i due cervelli, secondo l’ipotesi della presenza di un asse “pancia- testa“ ( Gershon- the second brain). Secondo Gershon, il cervello viscerale interviene anche nella degenerazione di malattie quali il morbo di Parkinson e Alzheimer. Se fino a poco tempo fa era sconosciuta la causa per cui, nei malati di Parkinson e di Alzheimer, oltre ai sintomi neurologici e scheletrici, si manifestassero delle importanti alterazioni nella propulsione del contenuto fecale, oggi, con la scoperta delle interazioni tra i due cervelli, non è più così. È infatti stato dimostrato che la stessa lesione rinvenuta nei tessuti delle cellule nervose dell’encefalo, si ritrova nelle cellule nervose del cervello viscerale, tanto da causare una “demenza enterica”.

Quando parliamo di psiche, intendiamo oltre che un soggetto, una realtà, una storia. Continuare nella separazione della psiche dal corpo o, peggio ancora, negarne in casi estremi l’esistenza, concorre a estraniare la psiche dal senso di realtà e la realtà dalla psiche. Questa dicotomia è responsabile del crescente aumento di disagi psicosomatici. Ecco perché è fondamentale il recupero delle origini della nostra civiltà, della nostra scienza, il che non vuol dire tornare indietro, non vuol dire regredire.

La psiche si cura con la psiche. La psiche cura la psiche.

Ontosofia e Scienza

L’Ontosofia Psicosomatica nasce dai risultati ottenuti a seguito di una ricerca psico-filosofica svoltasi in ambito clinico cominciata negli anni ’70. “Si tratta di un approccio psico-somato-dinamico, inteso come processo continuo che va dalla dimensione psichica alla dimensione corporea, alla realtà socio-ambientale in una circolarità o sfera d’azione olistico-ermeneutica” ( Palmirotta F. Symposium: Holism Beyond Postmodernism). Le forme di alienazione che si presentano con evidente disagio psichico di varia entità, sono per lo più dovute alla sovrapposizione all’Io Ontico Reale di un individuo, di un Io virtuale alienato.
La società di oggi ha la tendenza a considerare come definitivi, irrimediabili, molti stati patologici, psicosomatici o psichici, ma questo non corrisponde al vero. La presenza di un Io Alienato che offusca quello Reale in un individuo, non è innata e come tale non è definitiva. Questa è piuttosto il frutto di una serie di condizionamenti che il sistema che ruota dentro ed attorno l’individuo, opera continuamente. Nel momento in cui l’individuo, rende propri, fa entrare in sé, questi condizionamenti, gli dà vita, nasce la patologia che comincia ad autoalimentarsi. Quindi l’intero ecosistema con cui si scambia l’individuo, è apportatore o di imput nel senso della realizzazione o in quello dell’alienazione. È di tutti questi fattori e soprattutto della loro interazione e azione all’interno dell’individuo, che deve tener conto l’Ontosofia Psicosomatica Ecosistemica.
Il principio di Ontosofia Psicosomatica si è mostrato risolutivo, in base al numero di casi risolti, sia in patologie con evidenza prevalentemente somatica, sia in quelle con una maggiore evidenza psichica.

Il principio di Ontosofia Psicosomatica si basa su argomentazioni scientifiche ben precise riguardanti la fisica, la chimica e la biologia.

Principio di Auto-organizzazione e comunicazione negli organismi viventi

Nel 1944, il fisico E. Schrodinger enuncia il principio di auto-organizzazione della vita nei sistemi complessi aperti. Per sistemi complessi si intendono tutti quelli caratterizzati da una grande varietà e quantità di relazioni tra le parti che lo compongono e, il cui funzionamento, non può essere spiegato con l’analisi del funzionamento del singolo elemento, ma con lo studio delle interazioni tra i singoli elementi compositivi. I sistemi complessi sono sistemi aperti, cioè in grado di scambiare continuamente energia con l’ambiente che non possono essere trascurati per capirne il funzionamento. In particolare un sistema aperto passa continuamente da un livello di entropia ( disordine – degradazione) ad uno di neghentropia ( Prigogine nobel per la chimica 1977) che equivale all’organizzazione. Secondo Schrodinger la vita si nutre di neghentropia.
Nel 1720 venne pubblicato uno scritto di Leibniz “ Princìpi della filosofia o Monadologia” in cui l’autore enuncia la sua teoria sull’organizzazione della vita. Ritenendo impossibile che questa nella sua complessità, fosse un semplice aggregato di atomi, ipotizza la presenza di quelle che lui chiama Monadi, intendendo per monade atomi vitali ( di natura spirituale), semplici che permeavano l’universo tutto e la materia vivente e che, organizzandosi tra di loro creavano le molecole complesse. Inoltre in ogni Monade, secondo Leibniz era possibile vedere rispecchiato l’Universo intero. Il termine monade deriva dal greco Mònos che stava a intendere Uno.
Per i pitagorici la Monade coincideva con l’archè ( principio di tutte le cose) e corrispondeva all’armonia delle sfere. Il concetto della presenza di “ due materie” risale ad Empedocle e venne poi ripreso da Plotino nelle Enneadi ( enneade II, IV IV libro), dove sostiene che nell’Universo sono presenti due materie, una è quella che costituisce i corpi dotati di forma come noi li conosciamo, e l’altra è quella del mondo Intellegibile (psichica). Le sue materie sono in relazione tra loro nel senso che scambiano continuamente informazioni.
“Il mondo, dice Plotino, è un solo grande essere animato, e la sua simpatia, annulla le distanze : le membra distanti possono esercitare un’influenza reciproca senza che le parti che si frappongono siano toccate, poiché le parti simili possono non essere aderenti l’una all’altra e tuttavia avere simpatia in virtù del loro essere simili, cosicchè l’azione di un elemento spazialmente isolato non può non raggiungere il suo complemento lontano.”( E.Dodds, Parapsicologia nel mondo antico p.20) .
Con il termine simpatia ( dal greco συμπάϑεια ) si intende un’inclinazione, una naturale interazione verso ciò che è simile. Nella sua accezione originaria coincideva con Amore che ama ed è riamato. Con questa concezione di interazione simpatica nell’antichità venivano spiegati fenomeni come le comunicazioni telepatiche e gli effetti della preghiera, in particolare come l’intenzionalità messa nell’atto del pregare per qualcuno, raggiungesse quella persona. Se questo avviene per la preghiera e le costruttive intenzioni in genere, non vi è alcun motivo per cui non possa avvenire per quelle distruttive.
Secondo le moderne teorie, le intuizioni plotiniane, possono essere spiegate con gli enunciati espressi dalla fisica quantistica. Il fisico tedesco Max Plank nel 1900 divulgò la teoria dei quanti nella quale affermava:
“la materia trae origine ed esiste soltanto in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e tiene insieme quel minuscolo sistema solare che è l’atomo. Dobbiamo presumere che dietro questa forza esiste una Mente Cosciente e intelligente. Questa Mente è la matrice di tutta la materia”.

La prima legge della fisica dei quanti, si occupa della “ non località” , assimiliabile al concetto di simpatia plotiniano:
“il fenomeno del non località enunciato dalla prima legge della fisica quantistica spiega che in ogni accadimento naturale si produce un effetto in cui, con perfetta sincronia, accordo e compartecipazione, l’osservatore, l’osservato e l’evento fisico, nelle loro parti individuali, sono totalmente coinvolti nello stesso processo in divenire di cui sono co-autori reciprocamente influenzabili e delocalizzati … in pratica, la totalità dell’universo, tutto interconnesso in ogni sua parte, sembra essere presente al di là dello spazio – tempo, in ogni luogo e tempo” (V. Marchi, La scienza cit., pag. 281)
Secondo gli studi di Bohr, le particelle isolate sono delle astrazioni, le loro proprietà sono definibili e osservabili soltanto mediante lo studio della loro interazione con altri insiemi. Si riduce così la dicotomia esistente che vuole separate res extensa e res cogitans ( mente e spirito) inserendole in un unico grande “Universo” in cui tutto comunica, i corpi, la coscienza individuale comunica con quella universale.
Quindi gli stati di armonia o disarmonia psicosomatica sono connessi alla comunicazione tra i flussi energetici individuali con quelli sia collettivi che dell’universo. Il malessere psicosomatico altro non è che energia bloccata che non riesce più a fluire nel modo naturale.
Tutte le energie presenti nell’uomo e nell’ambiente che lo comprende, tendono ad raggiungimento di una stabilità, un omeostasi naturale ( dal greco ομέο-στάσις : stesso stato) che è poi il processo alla base di ogni cellula vivente, che ne garantisce il corretto esplicarsi delle funzioni e l’equilibrio dal punto di vista chimico, fisico e biologico.

Il principio di Sfera d’azione, su cui si basa la metodologia dell’Ontosofia Psicosomatica, ha come assunto di base la continua comunicazione e scambio energetico. L’universo sottile può essere considerato come un’interconnessione tra le sfere energetiche individuali con quella universale secondo un’armonia omeostatica. Quando alla configurazione energetica originale e reale dell’individuo, Io Ontico Reale, se ne sovrappone un’altra che secondo il principio di OP viene chiamata “ Io virtuale alieno”, viene alterato il normale stato di armonia, salute e benessere psicosomatico che costituisce invece l’Io Reale. Questa alterazione si può manifestare con dei sintomi apparentemente soltanto fisici, psichici, generalizzati o legati ad una specifica porzione del corpo : I luoghi psicosomatici di interferenza ( concetto di nucleotide ologrammatico Musicoterapia Psicosomatica p.152 ). La sfera d’azione, interviene nel ripristino della continuità energetica e può essere riassunta nella formula :
SfA = E . I = PA.
Ciò significa che la Sfera d’Azione (SfA) è il risultato di E (Energia in senso einsteiniano) moltiplicato per I (Intenzionalità dell’Essere); la risultante individuale è la costante P (Psiche, intesa in senso presocratico) moltiplicato A (Armonia, intesa in senso pitagorico come armonia delle sfere macro-microcosmiche). Questa formula funziona sul piano terapeutico e, essendo il sintomo psichico o psicosomatico un’energia bloccata, ha un rilievo fisico, nel senso che è pertinente alla realtà fisica. Quindi la formula suddetta può avere corollari e risvolti per la fisica come fu per la sincronicità di Jung (1952, 1976, pp. 451-486).(F. Palmirotta Musicoterapia Psicosomatica p.164).
Alla base della riuscita dell’applicazione del principio di OP, vi è l’intenzionalità del terapeuta, cioè la tensione intesa come energia psicobiofisica oltre il tempo, che attiva nel paziente il procedimento di realizzazione ontica esistenziale. Solo una forza di Amore incondizionato può far si che vengano attivati suddetti processi psicofisici.
L’ Eros Therapon inteso secondo l’originaria concezione di Eros come divinità. Eros rappresentava la divinità creatrice dell’universo, la somma energia organizzatrice la vita:
“ ….quindi venne Eros, il più bello fra gli dèi immortali, colui che scioglie le membra, che di tutti gli dèi e di tutti gli uomini doma nel petto l’animo ed i saggi consigli”( Esiodo – Teogonia, 120-125)
Per i pitagorici Eros era inteso come Forza-Amore e sostenevano che la forza senza Amore perdesse le sue caratteristiche. Era Amore ( Eros Therapon) che conferiva potenza e potenzialità alla forza. L’Amore-Anima che era in grado di sintonizzare il corpo come strumento che suona in Armonia con l’Universo.

Principio dell’Autopoiesi
Tra le caratteristiche che distinguono un essere vivente da un essere non vivente, troviamo: la riproduzione, l’adattamento, l’organizzazione cellulare, l’omeostasi.
Nei primi anni 60, H. Maturana, biologo, filosofo cileno, a seguito di numerosi studi condotti in campo biologico, medico e neurofisiologico, comincia a portare avanti l’idea secondo la quale, gli organismi viventi fossero delle “entità autonome” in grado di autogestirsi e autorigenerarsi in una continua trasformazione.
Le sue ricerche lo portarono nel 1972 a formulare insieme al collega F. Varela, il concetto di Autopoiesi, ( autòs – stesso ; poiesis- creazione) ossia creazione da se stesso.
Ogni sistema vivente, compreso l’essere umano, è un sistema auto poietico, con alla base la caratteristica del mantenimento della sua organizzazione ( omeostasi):
“ ….i sistemi auto poietici operano come sistemi omeostatici che hanno nella propria organizzazione la variabile critica fondamentale da essi attivamente mantenuta costante” ( Maturana, 1975)
Al fenomeno dell’auto-organizzazione, si associa, con l’evento auto poietico, una capacità di ripristino delle condizioni di equilibrio dell’organismo, che questi fa attivamente, come specifica Maturana. Ciò vuol dire che gli organismi viventi, sono in grado di “ rimediare” da soli alle alterazioni del proprio stato salutare. Quindi l’essere umano tende non soltanto a mantenere il suo stato di benessere psicosomatico ( omeostasi) ma è soprattutto in grado di ripristinarlo nel caso questo venga alterato in qualunque sua manifestazione, come capacità in lui innata. Si tratta quindi di qualcosa che è già connaturato nell’uomo, non di qualcosa che deve o può essere acquisito secondo taluni procedimenti: la Vis Medicatrix Natura, la spontanea capacità curativa di cui parlavano sia i pitagorici che Platone ed Ippocrate.
Questa capacità dell’Essere vivente si mantiene intatta e attiva nell’organismo, a meno che non intervengano fattori esterni che ne possono causare un offuscamento. Questi possono essere di varia natura e comprendono anche quelle categorie di prodotti sintetici, del tutto estranei all’organismo, che ne alterano il naturale equilibrio. Li conosciamo con il nome di farmaci ed avrebbero lo scopo di curare. In realtà lo scopo è soltanto quello di far scomparire il sintomo e far tornare un apparente benessere. Se consideriamo che il sintomo altro non è che un messaggio che viene mandato a noi dal nostro corpo e dalla nostra psiche e che dovrebbe essere ascoltato, interpretato e risolto, tutto ciò che mira a far scomparire il sintomo può essere considerato distruttivo. Lo stesso Platone riferiva nel Timeo chenè le affezioni del corpo, né dell’anima vadano “ irritate” con medicine.
La vis medicatrix natura è spiegabile con la capacità che hanno le cellule che compongono il nostro corpo, ma anche di tutti gli esseri viventi, di autoripararsi, adattarsi e trasformarsi in qualunque tipo di cellula all’occorrenza ( cellule staminali ). Il fenomeno della totipotenza cellulare e del rinnovamento è presente in tutta la natura, funghi, batteri, cellule somatiche degli organismi vegetali che sono in grado di auto rinnovarsi continuamente. All’interno del midollo spinale vi sono, nell’essere umano adulto, cellule staminali in grado di differenziarsi in neuroni, cellule epatiche o renali a seconda dell’occorrenza.

Durante il corso della vita, le cellule degli organismi viventi, essere umano compreso, sono in grado di continuare ad adattarsi, trasformandosi, a seconda delle necessità ambientali. Il fenomeno dell’adattamento è alla base della vita di tutti gli organismi. Quando si pensa all’adattamento, non si devono subito immaginare fenomeni di grande trasformazione morfofisiologica evidente. All’interno delle stesse cellule avvengono continui fenomeni di adattamento senza che noi ne siamo consapevoli ed avvengono automaticamente, come ciò che accade quando ci rechiamo ad alta quota in un ambiente rarefatto con una concentrazione di ossigeno inferiore a quella di cui disponiamo solitamente. Per sopperire a questa carenza di ossigeno, le cellule dei reni cominciano a produrre eritroproteina che stimola la produzione di globuli rossi ( J. Young – i filosofi e il cervello, p.53). La straordinarietà della cellula vivente è proprio questa, la sua continua tendenza a crescere, riprodursi e generare altra sostanza. E lo stesso avviene all’insorgere di una malattia o disfunzione che sia. Il corpo reagisce per riportare l’equilibrio a meno che non venga sconvolto dall’azione dei farmaci.
È su questa innata capacità che interviene il principio di OP creando le condizioni affinchè l’intenzionalità ontopoietica, realizzi nell’organismo l’informazione di sana crescita psicobiologia, il terapeuta, musicoterapeuta o psicoterapeuta è un tramite tra l’informazione ed il paziente. Questo non accade soltanto con i disturbi che definiamo “quotidiani” : mal di testa, mal di pancia, febbre, dolori mestruali etc, ma anche con sindromi più importanti come ulcera, morbo di Chron, disturbi dell’alimentazione, patologie osteoarticolari, virali, neoplasie e disturbi psichici come disturbo della personalità, sindromi ossessivo compulsive, schizofrenia etc.

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ALIMENTAZIONE, AGRICOLTURA ED ECOSISTEMA: LA DIETA MEDITERRANEA APRE SETTIMANA DELLA SOSTENIBILITA’

 

Maratona della Sostenibilità per la Comunità Mediterranea: questa l’occasione dell’incontro tenutosi ieri, lunedì 19 novembre, in sala consiliare, organizzata dal Cea Solinio Village in collaborazione con la Biennale Habitat e Fispmed, durante la Settimana Unesco di Educazione allo Sviluppo Sostenibile.

Nonostante la presenza davvero esigua dei cittadini, il dott. Francesco Palmirotta ha comunque tenuto l’incontro portando la propria testimonianza diretta e dati scientifici in merito al tema “Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema”, quindi ha parlato del valore della dieta mediterranea come garanzia di vita lunga e sana.
È necessario che l’alimentazione non sia solo cibo per il corpo, ma anche per la psiche e per questo deve essere equilibrata”. Il nutrizionista Lorenzo Piroddi intuì il legame fra l’alimentazione e la malattia e, ancor meglio lo studioso statunitense Ancel Keys, testimoniò l’incidenza inferiore di infarto miocardico nei paesi con una dieta povera di grassi saturi.
La dieta mediterranea, visto il suo alto valore, è stata quindi premiata quando, dal 16 novembre del 2010, è entrata a far parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. “La dieta mediterranea, inoltre, ha una storia molto lunga che risale alle abitudini degli abitanti della Magna Grecia già dall’VIII sec a.C.”  ha proseguito il dott. Palmirotta, “e lo stesso ‘convito’ era considerato un momento sociale di incontro e scambio utilizzato anche da Socrate come momento educativo”.
Col passare del tempo però, in particolare negli ultimi anni, questo modello di alimentazione s’è andato corrompendo (vedi la cultura del fast food), per cui è sempre più necessario rispondere con un’azione decisa, ad esempio rispettando la ben nota ‘piramide alimentare’.
Fra i principi che si evincono dai cibi che contraddistinguono la dieta mediterranea c’è la necessità di proteggere il corpo dai radicali liberi e contrastare l’invecchiamento cellulare, grazie all’aiuto degli acidi grassi insaturi, degli antiossidanti, delle fibre e delle vitamine.
Alla base della conservazione della dieta mediterranea la necessità di promuovere la biodiversità animale e vegetale.
Ricordiamo che questa sera si terrà il secondo incontro sul tema “I disturbi dell’alimentazione”, sempre in sala consiliare alle or18,30
di Annarita Mastroserio
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